8 tipi di pedoni che asfalteresti con vero piacere

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5 aprile 201209:11:58

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8 tipi di pedoni che asfalteresti con vero piacere

Da quando vivo a Milano (o comunque ci vivo buona parte della mia vita), la mia esistenza automobilistica è minata continuamente da nuove insidie che, in quanto paesano campagnolo rozzo, nemmeno immaginavo.
In paese, se telefono a un mio amico per chiedergli dov’è e mi risponde che è al bar, gli dico “Prendo la macchina e fra due minuti sono lì”; a Milano, gli dico “Mi ripeti la via? Anche il nome, per favore, che lo metto nel navigatore satellitare. Prendo la macchina e tra un paio d’ore sono lì”.

Inoltre, nel paesino non c’è il lavaggio strade, che una sera alla settimana ti fa parcheggiare la macchina in posti così lontani che, per andarci, prenderei la macchina. E non ci sono i binari del tram.

La prima volta che sono stato in macchina a Milano avrò avuto vent’anni. Sono arrivato in Via Certosa con la mia Y 10 e c’erano queste strade enormi, così giù ad accelerare da bravo cazzone (per quel che si poteva con la Y 10)… Poi appena ho beccato i binari del tram e ci sono finito dentro ho come perso il controllo del mezzo e credo di aver fatto seicento metri direttamente guidato dai binari.
Il massimo sono binari del tram abbinati al pavé: se ci finisci dentro con un litro di latte ci esci con un paio di mozzarelle.

In paese, infine, non trovare parcheggio significa doverla parcheggiare a venti metri da dove si deve andare, che è una signora distanza, per la quale l’imprecazione è più che giustificata. In città, venti metri te li sogni, e cinquanta sono un dono piovuto dal cielo. Ma anche cento, duecento, trecento… e via, fino al chilometro. E la distanza diventa un problema del tutto trascurabile, rapportata al tempo per trovare quel bastardissimo spazietto vuoto.

Non so quando morirò, ma di certo so come: cercando un parcheggio. L’altro giorno l’ho parcheggiata su un marciapiede per la disperazione, dopo essermi accorto che era almeno la terza volta che ripartiva il cd nell’autoradio, da quando avevo iniziato a cercare.

Comunque non è il non trovare parcheggio a farmi incazzare veramente, quanto il constatare che un secondo prima ce n’era una libero e lo ha appena occupato un altro. Arrivi in queste piazze strapiene di parcheggi occupati e incroci sempre questo tizio che sta scendendo dalla macchina appena parcheggiata. Si accende una sigaretta e si incammina via godendosela. Maledetto bastardo.

E’ nel traffico, però, che si consuma inesorabile il mio sistema nervoso. In queste code infinite, ingorghi, intoppi… a qualunque ora del giorno e della notte. In paese, alle tre del pomeriggio di un giorno d’inverno, potrei uscire di casa nudo con una tromba nel culo tranquillo di non essere visto. A Milano, l’unica volta che sono riuscito ad accelerare in tangenziale erano le quattro e mezza di un martedì notte. Ma dove minchia vanno tutti?

Per non impazzire, ho cominciato a passare il tempo nel traffico osservando il mondo intorno a me e ho scoperto che i nemici di noi poveri e inermi automobilisti sono principalmente i pedoni, ben divisi fra 8 diverse quanto pericolose tipologie:

1 – L’INDIFFERENTE

Cammina come se niente fosse, dritto e imperturbabile, con la testa leggermente bassa, ma solo in rispetto dei suoi pensieri profondi. Non per la vergogna d’essere uno stolto, come invece apparirebbe molto più logico. Il fatto che tra un ometto rosso e l’altro ci siano delle strisce pedonali disegnate gli fa credere di camminare tra pareti trasparenti che lo ripareranno dal mondo.

2 – SCUSATE, SONO UN COGLIONE

Fa la stessa cosa di quello sopra, ovvero passa con il rosso, ma ne è consapevole e allora con le braccia fa gesti di scuse, si ferma a metà del percorso per evidenziare le scuse, ferma metaforicamente la tua macchina con la mano e dopo dieci minuti di questa agonia ha finalmente attraversato la strada. E’ convinto che ammettere la colpa la annulli, mentre non sa che spero per tutto il tempo che dall’altra parte arrivi uno e lo travolga.

3 – L’OCHETTA

Vede che il semaforo diventa rosso, se ne fotte e si precipita lo stesso, poi però si trova in mezzo a quattrocento macchine e allora, per lo spavento, si blocca in mezzo alle strisce, fermando il traffico per mezz’ora, guardando spaesata e buttando gli occhi ovunque, con la tipica espressione che annuncia uno stridulo “ma io…”.

4 – IL FICONE

Lo sa che è rosso, ma se ne sbatte i coglioni, lui. Sta camminando mano nella mano con la sua donna e deve dimostrarle continuamente la sua forza e il suo disprezzo del pericolo. Ma, a ben pensarci, quale pericolo? Chiunque, infatti, vedendolo precipitarsi ad attraversare col rosso, ma con quella sua bella faccia da cazzo che mostra il grugno duro al dio Ra e il petto da tacchino alla città, si fermerà immantinente per lasciarlo camminare tra inchini e cappelli levati. Ma vaffanculo, va…

5 – LA FICONA

Lei passa, tanto è figa. Cazzo gliene frega? Anzi, i maschietti potrebbero cogliere la palla al balzo per dedicarsi a una pratica onanistica, mentre osservano il suo passaggio. Stangona, tette sode, cosce al vento, lei passa dritta e sicura del suo successo nei confronti del pubblico automobilistico maschile. Le donne dovrebbero ammutolirsi, fermarsi e ringraziarla per questi cinque minuti di rivalsa femminile nella fallocrazia stradale, invece.

6 – LA VECCHIETTA

Fatta del “rispetto per gli anziani” una bandiera, se l’è messa a mantello e con tutte le regole ci si è candidamente forbita il culo. Il semaforo resta materia da giovani, questi drogati capelloni che vanno in giro con sciacquette mezze nude. Per lei, ormai è tempo di vendetta. Se c’è il verde tanto meglio, sennò si passa lo stesso, con quel visino un po’ triste e un po’ allegro. Triste perché gli anni passano, allegro perché finalmente può fare il cazzo che le pare.

7 – FERMI TUTTI, PASSO IO!

Quello che si mette in mezzo alla strada e con la mano ferma le macchine perché sta passando lui. Manco fosse Batman che sta andando a sventare una rapina. Tra questi, ci sono anche un po’ di ficoni, quando proprio sono al massimo della forma.

8 – QUELLO CHE MENA

Già per il fatto che i vostri occhi si sono incrociati, sta pensando seriamente di trascinarti giù dalla macchina e spaccarti la faccia. E questo per cominciare. Ora, se lo lasci passare con il rosso fermandoti senza inchiodare (se no si gira, ti prende a pugni il cofano e ti urla “Calma, ma non lo vedi che ci sono le strisce?”) e accendendoti una sigaretta soddisfatto (si deve proprio capire che sti pensando “Oh, finalmente mi posso fermare e accendermi questa agognata sigaretta”), questi se ne andrà felice. Ma se inchiodi, imprechi e, madre di tutti gli errori, suoni… in questo caso l’epilogo oscillerà tra la mezz’ora più brutta della tua vita ai cinque giorni di ospedale.

Matteo Avallone

Matteo Avallone

Quando ho messo online “Cinico.net” facevo il webmaster, poi però ho smesso, mi sono rotto le palle perché era un mondo difficile. Adesso faccio un’altra cosa, che però non dico, perché a dire che facevo il webmaster a destra e a manca mi ha portato sfiga, oltre ad avere la mail piena di gente che voleva consigli aggratis. E aggratis posso dare un solo consiglio: vaffanculo…

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