Ci sono piaciuti tanto: l’Anello Debole

Scritto in Recensioni e Televisione da
21 dicembre 201008:00:17

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Ci sono piaciuti tanto: l’Anello Debole

Uno dei pochi programmi presentati da Enrico Papi che aveva dato un senso all’esperienza di telespettatore di Italia 1 nella fascia oraria tra le 20 e le 21 era il dimenticatissimo Anello Debole, un quiz del 2001, realizzato sulla falsariga di una roba americana, dove i concorrenti dovevano rispondere alle solite domande da quiz, e fin qui niente di speciale.

La cosa originale era che il montepremi era in comune: i concorrenti davano una risposta a testa e il montepremi cresceva ad ogni risposta, ma se uno solo di loro sbagliava i soldi li perdevano tutti, quindi il quiz procedeva in un clima di gelo e tensione assoluta, i concorrenti si detestavano a vicenda, e come se non bastasse il presentatore ci metteva pure il carico.

Il bello del programma, infatti, era che Papi era autorizzato a condurre la cosa con seri criteri meritocratici, cioè doveva creare un clima severissimo, fare domande secche, innervosire, sfottere i concorrenti e far sentire delle merde quelli meno preparati. Dopo un giro di domande, i concorrenti si dovevano votare a vicenda per decidere chi era il peggiore, cioè l’anello debole, quello che metteva tutti nei guai, la pecora nera, il rinnegato. Infine, questa merdaccia odiata da tutti veniva eliminata da Papi, con le fatidiche parole “lei è l’anello debole, se ne vada!”, e quello se ne andava a testa bassa mentre ti facevano vedere il suo monologo riflessivo in differita, dove lui rosicava ed era triste e abbattuto per aver scoperto di essere l’idiota del gruppo.

Bellissimo.

La prima volta che l’ho visto in tv ho orgasmato, ho ringraziato il Signore, ho guardato la tv sentendomi diverso, come risvegliato: cioè, ma che razza di genio è quello che ha pensato questa roba? Avanti, fenomeni, volete andare in tv a fare i fighetti lustrati e vestiti a festa? Volete andare a vincere i soldi in un posto colorato, con la musica, i culi e le tette? Benissimo, eccolo qua, accomodatevi, prendete il vostro posto, ecco, così, quanto siete carucci, bene.

Ci siete?

Ok, allora smettetela subito di ridere, e potete anche evitare di guardarvi intorno per cercare i culi e le tette, non ci sono, no, siete qui semplicemente per essere mortificati nell’animo. Si, siete in televisione, è vero, ma qui c’è un prezzo da pagare, mi dispiace, anzi no, non mi dispiace, e no, non è uno scherzo, mi sembra di avervi già detto di smetterla di ridere. Dove cazzo credete di essere, da Mammuccari?

Lo so che non lo credevate possibile, ma questo è un programma dove la vostra mediocrità e la vostra stupidità diventano un problema. Siamo qui per far vergognare i vostri genitori che vi guardano da casa, siamo qui per fargli vedere che il loro figliolo è un coglione senza dignità, che ha talmente poca voglia di lavorare che è disposto ad andare in tv e farsi trattare come una merda da Enrico Papi per vincere due soldi.

Siamo qui per far vedere ai telespettatori come delle merde felici e inconsapevoli quali siete voi possono diventare tristi e consapevoli pur rimanendo merde, vogliamo mostrare al mondo le vostre facce da cazzoni soddisfatti che finalmente cambiano espressione, che ci rimangono male, vogliamo mostrare gente che va in tv, che si becca il suo quarto d’ora di fama, che magari vince pure dei soldi, ma Dio bono quanto gli costa, Dio bono quanto dev’essere insopportabile stare lì, davanti a tutti, a reggere il gioco di Enrico Papi che ti umilia, Dio bono quant’è improvvisamente bella la vita vera.

Certo, sulle prime questo programma potrebbe anche sembrare una tortura, un crimine, un’ingiustizia, e in effetti sarebbe così, sarebbe proprio una situazione ingiusta se solo non ci fossero soldi e fama in palio, è invece, guarda un po’, è giusta, ed è questo che mi dà così tanto piacere, è questo che mi tiene incollato davanti allo schermo: è il raro spettacolo della gente che va in televisione ma non si diverte, e anzi, deve soffrire, sopportare le umiliazioni, dimostrare talento per emergere, perchè la televisione può darti soldi e visibilità, ma te li fa pagare cari, così impari, e porca pupazza quanto è giusto tutto questo. E’ il più grande traguardo televisivo della storia, sono riusciti a mandare in onda la giustizia!

Cosa rimane di questo capolavoro?

Niente.

sarabanda l'uomo gatto

Il programma è stato un flop, perché Italia 1 si era accorta che, a parte me, nessuno voleva vedere persone che vanno in tv a fare gli splendidi e poi scoprono di essere stupidi o ignoranti, e soprattutto scoprono che stranamente la cosa è un problema.

No, per carità, niente di tutto questo, la gente in tv deve essere felice, questo fa audience, così tre settimane dopo hanno chiuso l’Anello Debole e hanno rimesso Sarabanda, dove finalmente c’erano di nuovo i culi, le tette, si cantava, si ballava, si rideva, e dopo un po’ è tornato anche l’Uomo Gatto, pensa che bello.

Lipesquisquit

Lipesquisquit

In Paradiso non si sbaglia neanche di proposito.

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