Quando uno fa una lunga traversata notturna su una nave ed è a corto di soldi, procurarsi una cabina è l’ultimo pensiero che gli passa per la testa.
Il luogo deputato per la nottata è il pavimento.
I più vigili si procurano brandina, materassino gonfiabile, cuscino, e chi più ne ha più ne metta. Salgono le scale dai parcheggi al primo pavimento libero barcollanti, carichi come vu cumprà (perché dire come muli sarebbe limitativo), quindi scaricano a slavina tutto il fardello e montano il giaciglio notturno, con i tempi di montaggio di un letto Ikea.
I più sprovveduti, invece, dormiranno acciambellati sul duro suolo in un angolo polveroso, senza nemmeno una copertina, assiderati ai quattro venti della climatizzazione, e spesso indosseranno abiti bianchi (precedentemente) smaglianti.
Uso il futuro perché generalmente gli sprovveduti arrivano nel luogo dormibile tardissimo, quando tutti si sono già sistemati, e si devono incastrare come l’ultimo pezzo del puzzle, con un braccio nell’incavo di quello di un altro, e le gambe incastonate tra l’orecchio e la spalla di un terzo vicino. Nella migliore delle ipotesi. Non citiamo la peggiore.
Poi ci sono i medi.
I medi hanno un tappetino e un sacco a pelo.
i medi superiori hanno anche un cuscino.
Io faccio parte dei medi.
Sono sempre senza cuscino, e il dormire senza cuscino mi causa una deviazione del muco nasale molto fastidiosa.
Al che, pur non transitando nella categoria dei medi superiori, ho trovato il modo di procurarmi lo stesso un cuscino.
Lo prelevo da quelli destinati alle cabine.
A volte il recupero è agevole, altre improbo.
L’ultimo viaggio è rientrato nell’improbo.
C’erano i cestoni portabiancheria parallelepipedoidali accatastati l’uno vicino all’altro, a formare una fortezza inespugnabile, in mezzo a un corridoio. L’unico esemplare di cuscino, peraltro di dubbia pulizia, era appoggiato in modo precario sul cestello di centro. Nonostante sia alta, non arrivavo assolutamente a prendere il lembo estremo del suddetto, nemmeno saltando con la mia nota elevazione di circa due mm da terra.
C’era anche il fatto che non volevo farmi notare da nessuno, e, ogni volta che intravedevo qualcuno in fondo al corridoio, simulavo una fischiettante passeggiata panoramica in tondo intorno ai cestelli.
Ad un certo punto un signore sulla cinquantina mi si è avvicinato e mi ha detto: “Vuoi il cuscino?“.
Beccata in flagrante tentativo fallimentare, non ho neppure abbozzato un “Ma no, sto solo facendo una fischiettante passeggiata panoramica in tondo intorno ai cestelli“. Ho detto “Sì.“
Al che lui, invece di segnalarmi al personale di bordo, si è messo a saltellare pure lui invano, dicendo ripetutamente “Devi avere questo cuscino“, con la voce di Darth Vader, in modo piuttosto inquietante e cacofonico.
Insomma, per lui il recupero del cuscino è diventato una questione di principio.
Ha attuato poi varie strategie:
- quella del lazo, con la tracolla della borsa
- quella dell’arrampicata, crollando rovinosamente sulla moquette pulciosa
- quella dell’ira funesta con scuotimento afinalizzato delle griglie del cestello.
Nessun risultato.
L’omino era infarinato di polvere di moquette fino al cranio.
A un certo punto mi ha detto: “Sali su” e mi ha fatto scaletta con le mani
Io ho fatto il gesto di togliermi le scarpe e lui mi ha detto “ma no sali pure con tutte le scarpe”
Io ho insistito per non salire con tutte le scarpe
Lui ha insistito per farmi salire con tutte le scarpe
A me non sembrava bello
Così ho tolto le scarpe
Sono salita sulla sua scaletta umana e ho recuperato il cuscino a piedi nudi.
Mi sono sentita molto rispettosa dell’altrui persona per aver tolto le scarpe.
Quando ormai avevo la testa appoggiata sul cuscino, mi sono ricordata della verruca.
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2 settembre 2010 → 10:30:41
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