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Pensieri Storti
Rimango a Mosca, Ivan Ivanovic
| Rimango a Mosca, Ivan Ivanovic |
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| Scritto da Dedicris | ||||
| mercoledì 22 novembre 2006 | ||||
Mancavano due giorni a Natale, alle due e mezza suonò il telefono.-Come state, Marya Tbashanovna? Non vorrete rimanere sola a Mosca. La mia dacia ha nostalgia di voi e ho spaccato abbastanza legna da scaldarci al camino per tutto l'inverno. -Ho piacere di sentirvi, Ivan Ivanovic. Hanno preso un impiegato statale qui in città. La storia é che insieme ad alcuni anarchici tedeschi ha assassinato il nostro buon sindaco. Un complotto, mi intendete, sono sconvolta, non riesco a pensare ad altro. -La strada che porta alla dacia é asciutta, Marya. Anche se la neve copre i boschi, e i gradini della dacia sono ghiacciati, c'è un sole tiepido, come un piacevole aprile. Verrete dunque, animuccia mia? -Ascoltatemi, lo zio Filippov si è ammalato all'improvviso, deve prendermi cura di mio zio. Non tentatemi con il riflesso del sole sul ghiaccio trasparente nei boschi di betulla. -Siete un'anima caritatevole, Marya Un carrettino di cetriolini passa rumorosamente davanti alla finestra di Marya e si ferma al passaggio a livello. Marya ne è come affascinata, rimane in silenzio.
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