Ero così ubriaco la sera prima che non mi resi nemmeno conto di essere stato rapito dagli alieni. E devo averne combinato di casino in quell'astronave, probabilmente avevo pigiato ogni pulsante e tirato ogni leva che mi era capitata a tiro. Così mi risvegliai dopo chissà quanto tempo legato ad un seggiolino che sarebbe andato bene ad un bambino di 6 anni, avevo un aspetto terribile, la sera del rapimento ad una festa avevo immerso la testa in una grande vasca con i pesci nel giardino di una villa, mi svegliai con i capelli ritti in testa come la criniera di un leone. Loro gli alieni, s'intende erano tutti e tre attorno a me, e quando riaprii gli occhi si misero con le loro lunghe braccia allargate a fare da scudo ai pannelli di lucine colorate che stavano tutto intorno alle pareti. In seguito seppi che la sera prima a causa mia la nave spaziale aveva tranciato decine di antenne televisive, due alberi e l'asta della bandiera del consolato tedesco. I tre avevano paura che fossi ancora ubriaco, e non avevano tutti i torti, lo ero ancora un po'.
L'aspetto degli alieni era esattamente quello ci si aspetta dagli alieni, niente di più e niente di meno di quello che siamo stati abituati a vedere nei films di fantascienza degli anni sessanta. La sensazione che ebbi fu quella di avere davanti tre esseri antipatici puritani e pignoli. Probabilmente non avevano mai visto un terrestre così da vicino e non conoscevano la mia lingua.
Dopo aver fatto uno sforzo sovraumano, visto che non avevo ancora smaltito la mia sbornia a fare queste considerazioni del tutto logiche, col disgusto in bocca per l'ovvietà della situazione sprofondai nuovamente nel sonno e feci sogni niente male. Sogno spesso meravigliosi prati verdi quando bevo.
Al mio risveglio gli alieni erano molto più rilassati, per aria c'era un odore pungente di disinfettante, me lo avevano spruzzato addosso e non li biasimai.I tre stavano attorno un pannello luminoso dove scorrevano veloci strani simboli, li osservai per una manciata di secondi e mi bastarono per capire con chi avevo a che fare. In meno di tre o quattro minuti osservando quel pannello capirono le regole fondamentali della grammatica, subito dopo corressero in pochi secondi l'inflessione e poi uno di loro si voltò verso di me e mi chiese: come stai?, gli risposi che stavo benone, benone rispose lui. Il fatto che ci capivamo lo riempì di gioia e l'alieno sorrise, o almeno così credetti. Mentre gli altri due mi slegavano da quella specie di seggiolone per bambini l'alieno mi disse che stavamo viaggiando a miliardi di volte la velocità della luce, anzi che più che su un'astronave eravamo in una specie di macchina del tempo. Qualcosa come se l'astronave stesse ferma e l'universo ci scorreva attorno, rimasi stupito ma capii tutto chiaramente, soprattutto capii che non avrei mai potuto onorare i miei debiti giù al bar.
L'alieno mi spiegò che l'intero sistema solare, compreso il bar e tutte le puttane che lo frequentavano era come se non fossero mai esistiti poiché stavamo viaggiando indietro nel tempo e il mio sistema solare era ancora un freddo ammasso di polvere stellare. Poi l'alieno abbassò lo sguardo come preso da un'improvvisa vergogna e disse addirittura che non era più possibile definire le coordinate spazio temporali dove ero stato prelevato. Io lo corressi dicendogli che in quel caso si dice rapito, lui mi ringraziò e proseguì. D'altronde l'alieno parla la mia lingua da pochi minuti pensai.
Mi sentii frastornato da quella storia, che in definitiva significava che quei tre matti erano capaci di effettuare viaggi spaziotemporali praticamente irripetibili, questi avevano fatto di me una singolarità irripetibile e senza origine. Gli chiesi se erano capaci di tornare sul loro pianeta d'origine, i tre si guardarono con un'espressione triste e fecero dondolare le lunghe braccia. Ciò mi bastò per capire che si erano persi nello spazio. Avevano nelle mani una formidabile nave spaziale, tanto potente quanto assurda poiché era in grado di viaggiare a velocità infinita con balzi vertiginosi sbucando ogni volta in un punto così lontano nello spazio da non potere più quantificare la distanza tra il punto di partenza e quello di arrivo. Ero entrato assieme gli alieni in un gioco senza fine, il mio tempo era già passato o doveva ancora venire neppure loro avevano le idee ben chiare a riguardo. Cercare di centrare la collocazione spazio temporale della notte del mio rapimento secondo i calcoli degli alieni equivaleva a vincere la lotteria nazionale tremilasettecento virgola ottanta volte di fila una dietro l'altra. Era chiaro che avevano perso il manuale di volo dell'astronave.
Non capirò mai perché mi presero con loro e non so più dove mi trovo e dove siamo diretti, spero solo che nel prossimo pianeta abitato che visiteremo ci sia un bar, comunque gli alieni mi hanno promesso che mi lasceranno decidere chi sarà il prossimo che sarà rapito. Non vedo l'ora d'essere io a spiegargli la storia dello spaziotempo, ho già pronti un paio di esempi per fargli capire quante possibilità ha di rivedere suo marito che già pregusto il sapore delle sue lacrime mentre mi abbraccia. Ah dimenticavo!, gli alieni non sembrano avere sesso