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Il Salumiere
| Il Salumiere |
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| Scritto da Daniele M. | ||||
| giovedì 30 novembre 2006 | ||||
Una delle tantissime turbe che devastano anch'oggi la mia povera mente, riguarda quella strana persona conosciuta con il nome di "Valter". Valter era il nome del bottegaio di fiducia di mia madre. Quando mia madre mi vestiva e mi prendeva per mano, nell'intento di portarmi con lei per fare compere, nella mia mente si delineava l'inusitata figura del salumiere Valter (non Walter pronunciato Uolter, ma Valter pronunciato Valter). Ora questa persona era un energumeno alto un metro e novanta, dotato di una barba ispida e irsuta, capello medio lungo rigorosamente unto e bisunto. La cosa che però lo contraddistingueva maggiormente era il costante alone ascellare. Quella persona, insomma, che noi oggi usiamo definire "una merda di uomo". Non molto forbito nell'esprimersi, adottava esclusivamente come forma di comunicazione il dialetto ferrarese. Quello stretto però, quello di cui si meravigliava anche mia madre che ha sempre vissuto a Ferrara, quello che se lo parli per un po' ti inibisce l'uso della corretta lingua italiana per tutta la vita, quello che ti fa fare becere figure di merda quando tenti di parlare in italiano corrente, quello che viene preso come punto di riferimento per qualsivoglia espressione vocale, quello che provoca l'analfabetismo di ritorno! Valter maneggiava affettatrici, coltelli e salumi vari con una maestria non da poco, stile Abatantuono panettiere in Fantozzi (ve lo ricordate quando parlava con la Pina? Diceva più o meno così "Iè piace lo scfilatiino... fiiiiùùù" facendo fuoriuscire dal palmo della mano un filone di pane del tutto simile ad un fallo). Ero molto piccolo e camminavo a malapena, ma Valter era per me fonte inesauribile di meraviglie. Ora un bel giorno mia madre, o mio padre, m'insegnarono l'uso della parola. Ne imparai un sacco, anzi ne imparai tantissime ed imparai pure ad usarle al momento giusto. Le cose che, presto o tardi, fanno tutti i bambini del mondo. Tra le tante che mi viene insegnata c'è la parola "altro". "Amore ne vuoi dell'altro?" mi diceva mia madre mentre m'imboccava la minestra. "Ne vuoi un altro pezzo?", oppure "Se non stai fermo te ne do un altro" riferito ai calci nel culo che mi dava per porre un freno alla mia esuberanza. Forte e inorgoglito dell'uso della lingua italiana, accompagno per l'ennesima volta mia madre alla bottega di Valter. Li dentro Valter da sfogo al suo proverbiale savoir-faire sciorinando epiteti impronunziabili che solo mia madre, talvolta, comprende. Io rido perché mi fa ridere la faccia di cazzo di Valter che in quel momento, dall'alto della sua ascella tonante (sembra il nome di un indiano, non trovate?) e della sua bocca sputazzina, crede di essere il simpaticone di turno intento a tenere banco sul palco dello Zelig. Ah ah ah, due risate in compagnia, un etto di qua, un pezzo di là e si va verso la conclusione della transazione. A quel punto, proprio come i cinesi e gli africani imparano a dire "amico, accendino, cd, play station", Valter proferisce gli unici vocaboli che conosce in italiano: "Serve altro?". Mia madre di rimando risponde: "Altro". Fino a qui nulla di strano ma proprio in quel momento accade l'imprevedibile. Valter fa lo scontrino a mia madre, la quale paga e se ne esce dal negozio. MA DOVE CAZZO VAIIII penso io in quel momento. Dove cazzo stai andando se ti serve altro? Incredulo, attribuisco tutto al fatto che avrò senz'altro capito male. Ma ogni giorno la storia si ripete; ogni giorno mia madre dice "altro", paga e se ne va. Mi sento come la persona che disimpara, mi sento come Valter che inizia a parlare il dialetto e non riesce più a parlare l'italiano correttamente. Sto male con me stesso, mi sento come in quella puntata di "Ai confini della realtà (The twilight zone per i più fini conoscitori)" dove c'è il padre di famiglia che progressivamente non riesce a capire un'ostia di quello che gli altri stanno dicendo perché tutti iniziano a parlare una lingua incomprensibile. Ormai la ragione mi stava inesorabilmente abbandonando e purtroppo lo confermava il fatto che anche le altre mamme, dopo aver proferito l'orrenda parola, pagavano e facevano fagotto. Ero sicuro che gradualmente avrei udito altre parole dette al posto sbagliato, magari "Andiamo fuori a giocare a latte?" oppure "Guarda come abbaia quel tetto". Un bel giorno mi sono fatto coraggio e ho chiesto a mia madre il perché dell'uso di quella parola. La risposta è stata ancora più incoerente e fuorviante: "Vuoi dire che non mi serve altro (?!?) ... e poi lo dicono tutti". Un nonsenso che aveva dell'incredibile ma che, col tempo, ho pensato di non esternare più a nessuno, probabilmente perché timoroso di esser preso per un povero idiota.Fortunatamente nessuno da quel giorno si è messo a parlare strane lingue, come da me invece previsto in quei giorni lontani, ma questo dilemma rimane ancora d'impossibile comprensione. Vorrei tanto sapere perché cazzo si dice "altro" quando non vuoi nient'altro e soprattutto vorrei sapere perché lo dici solo dal salumiere... Porco cazzo! Il bello è che adesso lo dico anch'io. E mi diverto un sacco a dirlo, e mentre lo dico mi sento al limite della trasgressione, mi sento come il bambino che va a suonare i campanelli e scappa, mi sento come Tognazzi nel film "Amici miei" quando dice "Super cazzola prematurata a destra, come se fosse Antani". Lo faccio e dentro di me rido istericamente pensando a tutti quei poveretti che lo dicono e non sanno di essere come la massa. Una massa che ha sempre detto "Altro" perché lo dicono tutti. Io in quei momento odio tutti! Odio tutte le persone intente ad acquistare salume. Odio coloro che dietro al bancone, ostentando estrema sicurezza, rispondono a quella parola facendo esattamente il contrario che essa ci impone di fare. Alla volte vorrei essere un salumiere (qualcuno direbbe che farei più bella figura rispetto a quella che sto scrivendo adesso). Vorrei essere un addetto al banco salumi di un ipermercato. Vorrei essere lì quando, alla mia fatidica domanda, lui risponderà "Altro". Meglio che non succeda mai! Perché solo ora capisco che cosa spinge quegli uomini che vanno a sparare sulle persone nei consigli comunali o nelle scuole. Non sono dei folli. Provate ad andare a scavare nel loro passato, provate a chiedere ai genitori di queste persone cosa dicono quando non vogliono NIENT'altro dal salumiere. Risponderanno ALTRO. Io voglio morire e prima o poi porterò qualcuno con me nella tomba AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH!!!!!!!!!!!!!!!! P.S.Come dite? Il salumiere Valter? Ah si... Mia madre ad un certo punto ha smesso di andarci, e confesso che a me sul momento è un po' dispiaciuto. Sul momento però! Si, perché un giorno ho chiesto a mia mamma il perché di questo repentino cambio di droghiere. Ancora oggi non vorrei averglielo chiesto... Insomma è capitato che un bel giorno mia madre entra in negozio e Valter non è a banco. Dopo un istante si sente la sua melodiosa voce provenire dal retrobottega, che come un fruscio, avverte mia madre che arriverà tra un attimo. Mia madre volta lo sguardo e, dallo specchio posizionato sulla porta dei retrobottega, corge Valter voltato di spalle intento a stampare una pisciata nel lavandino della salumeria. Il tempo di finire, et voilà! Pronto per servire il salume. Cosicché il passo è breve: Valter prima sgrulla il salame (il suo salame personale) e poi si appresta a tagliare il salame (quello di maiale). Il connubio della pisciata nel lavandino e del mancato lavaggio delle mani post orinam, convincono mia madre che sarebbe ora di cambiare salumiere. Povero Valter... Certo, sarà stata una persona rude è vero, ma nella mia vita difficilmente ho conosciuto una grandissima testa di cazzo come lui. Serve Altro?
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