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Del Vivere Civile: Il Fumo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Daniele M.   
giovedì 30 novembre 2006
 Non credo ci sia giorno in cui non mi accorgo di quanto tutti noi sbagliamo quando usiamo il  termine "civiltà" per definire la modernità, il progresso, lo sviluppo delle nazioni cosiddette occidentali e delle persone che le compongono.
Tutti i santi giorni io cammino, guido, lavoro, leggo, scrivo, uso… esisto insomma. Durante la mia giornata sono tanti gli attimi in cui vorrei prendere un machete e spiccare la testa dal collo delle persone che mi fanno vergognare di vivere in questo paese.
Vi racconterò brevi stralci della mia vita in cui potrei diventare un serial killer; brevi storielle tutte rigorosamente vere.

Il fumo

Non ho niente contro chi fuma. Ho sempre pensato che se una persona vuole morire prima delle altre, in preda alle più atroci agonie asfissiata a causa della putrefazione dei propri polmoni in metastasi, non sarò certo io ad impedirglielo.
Ho molto da dire invece su chi fuma dove non è consentito farlo, per chi insomma se ne sbatte i coglioni delle persone che, come me, non fumano e devono odorare quella puzza da merda (magari fosse puzza da merda…).
L'esempio lampante mi è accaduto nella ditta nella quale precedente facevo l'impiegato.
Seduto 8 ore al giorno su una sedia, ero ragioniere in un ufficio non molto grande, provvisto opportunamente di finestre, in compagnia di due donne. "Che fortuna!" potrebbe pensare qualcuno di voi. Io invece vivevo nell'inferno.
La prima aveva una trentina d'anni ma ne dimostrava un miliardo. Grassottella e apatica, non diceva un emerito cazzo. Quando apriva bocca era per cazziarmi sonoramente e più di una volta ho sognato di infilarle il toner della fotocopiatrice su per il culo (e non per farla godere).

L'altra aveva la faccia piena di bogni, ma era l'unica sua qualità. Purtroppo per me era decisamente più feroce dell'altra e aveva un altro difettuccio: fumava una sigaretta ogni dieci minuti.
Premetto col dire che desidero ardentemente la sua morte, magari violenta o ancora meglio violentata. Dal primo giorno in cui sono arrivato, infatti, non ha smesso un attimo di fumare come un letamaio, affumicando tutto l'ufficio. La ragazza abulica e bulimica non diceva un emerito cazzo ed io ero costretto a subire perché avevo un misero contratto a tempo determinato di 4 mesi; non potevo mostrare in nessun modo il mio disappunto. Mi ricordo che una volta provai ad aprire una finestra ma fui fulminato da entrambe perché avevano freddo. CREPATE STRONZE!

Più di una volta ti ho vista, puttana di merda, guardarmi e sorridere mentre ti accendevi quella sigaretta del cazzo. Più di una volta, grandissima pompinara succhia cazzi, l'hai accesa poco prima di venire alla mia scrivania per parlarmi. Una volta ho persino vinto la mia timidezza chiedendoti di limitare il fumo, ma tu mi hai risposto che in ufficio c'eri da molto più tempo di me.
I want your dead, cara la mia stronza.
Un bellissimo giorno, il responsabile del personale mi viene a dire che la ditta viaggia in cattive acque e che quindi non era possibile rinnovarmi il contratto. Certo, un pochino ci sono rimasto male, ma mi sono subito risollevato pensando al fatto che non avrei più lavorato in quell'ufficio in compagnia della fumatrice di sigari coi baffi.

Mi sono vendicato però, cari amici miei e la rivincita è stata stupenda…
Non avendo più nulla da perdere ed avendo a disposizione una settimana di lavoro, ho iniziato a divertirmi. Alla sera mangiavo fagioli, prugne, ceci e così via; durante il giorno, seduto sulla mia bella sedia imbottita, scoreggiavo a profusione con delle silenziose spaventosamente puzzolenti.
I primi giorni notavo con estremo piacere il disappunto sulle facce delle due simpatiche colleghe, ma nessuna parola per esprimerlo. I giorni successivi parlando tra loro, si sono chieste da dove provenisse quella puzza odiosa. L'ultimo giorno di lavoro, si sono degnate di chiedermelo.

"Che cos'è sta puzza?". Risposta breve e concisa: "Io sento solo puzza da fumo" e sorridevo mentre lo dicevo.
"No, no. Non fare il furbo, sai? Non senti anche tu sta puzza?" m'incalza la collega butterata. "Non sto facendo il furbo. Io ormai qua dentro sento solo puzza da fumo. Se senti puzza di merda probabilmente è perché sto scoreggiando".
Nessuna risposta cari amici.
Era il mio ultimo giorno di lavoro. Ho finito diligentemente ciò che avevo in sospeso, mi sono alzato e senza salutare sono uscito dall'azienda.
Dopo pochi mesi l'azienda è fallita. Non so che fine abbiamo fatto le mie colleghe ma sono fiducioso che almeno la bognosa-stronza-puttana, sia morta arsa nel suo letto addormentata con la sigaretta accesa.






 

L'autore della cazzata che avete appena letto è:

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