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Pensieri Storti
Chi Non Tromba a Capodanno...
| Chi Non Tromba a Capodanno... |
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| Scritto da Andrea Saletti | ||||
| giovedì 28 dicembre 2006 | ||||
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“Merda, ma siamo ad agosto! Me ne sbatto gli zebedei del capodanno! Non ne possiamo parlare più avanti?” La giornata del 31 dicembre è l’apice della tensione emotiva… tipo finale coppa dei campioni, tipo scelta di vita, tipo quando vai a fare una visita urologica e la dottoressa è la cosa più vicina a miss Italia che tu abbia mai visto, mentre ti controlla i testicoli ti ripeti “non mi deve diventare duro… non mi deve diventare duro…” e tack, le spari un alzabandiera da tubo Innocenti Così il 31 ti frantumi i neuroni con questa cantilena “stasera sarà una festa strepitosa e mi divertirò un mondo, non sarò musone, avrò voglia di ballare per 6 ore consecutive e tromberò come un riccio” “E chi se ne frega se a lavoro è stata una giornata di merda, se mi hanno rovesciato il caffè nelle braghe e il mio capo col sorrisino da ebete mi ha chiesto se ero solito pisciarmi addosso, chi se ne frega stasera è Capodanno!” Ci si ritrova tutti ad un orario non ben precisato per la partenza, di solito nel parcheggione di un distributore chiuso… e arriva un casino di gente, gli amici più stretti sempre per ultimi, prima ci sono personaggi che non vedi dal Capodanno scorso, qualcuno che non vedi da 2 anni perché si rende disponibile solo raramente, qualcuno che è lì per caso, invitato da un amico di un amico di un amico e non spiccicherà parola per tutta la sera, qualcuno che credevi fosse morto e invece era solo un omonimo… e allora non sai che cazzo dire per iniziare un discorso, tanto con la maggior parte non hai più niente in comune dall’età di 13 anni… ma è Capodanno e bisogna socializzare, parlare del più e del meno. “Ehilà come va, quanto tempo!” “Eh, tutto bene, non ci sono più le mezze stagioni…” “Bisogna adeguarsi, e poi, secondo me i soldi non sono niente se non c’è la salute” “Però dai, ti vedo in forma, eri 120kg adesso sei magro e tirato cazzo” “Eh… ho avuto un tumore…” Aspetti, aspetti, aspetti, ognuno ti confida che sapeva un orario di ritrovo diverso, poi l’unico che alla fine manca è il tuo caro amico organizzatore, quello che è da agosto che spacca i coglioni al prossimo per programmare tutto. “Il Tobo ha detto che ha l’influenza e non riesce a venire” ti confida un perfetto sconosciuto agitando il telefonino…. A quel punto tu, pervaso da mille pensieri (che vanno da auguri di “lentissima” guarigione a semplici vaffanculo), ti giri verso gli altri e urli “Povero Tobo, ci teneva tanto, vorrà dire che ci divertiremo pure per lui… forza che andiamo!” E si parte. E sai che dovrai divertirti anche per lui… Arrivati al ristorante/discoteca vieni accolto da guardarobieri, lustrascarpe, guardia sala, camerieri ultraprofessionali. C’è da dire che anche la bettola più orrenda in questa occasione si prepara con i controfiocchi, se non altro per giustificare il salasso di denaro che ti andranno a fare a fine serata. La cena è solitamente sotto l’aspettativa… qualsiasi cena pagata dal sottoscritto più di 50 euro sarà sempre sotto l’aspettativa. Non lo so che cacchio mi dovrebbero portare per farmi dire “beh, dai, 180 soldoni spesi bene…” un’ostrica con perla, uno squalo con nello stomaco una moneta del ‘600, un dolce a forma di reggia di Versailles di 4 x 4 metri con spogliarellista a tre tette all’interno… Non lo so… La cosa che mi fa imbestialire è quando ridendo si scherza con quelli del tavolo vicino che ti rivelano “Fino all’ultimo non sapevamo che fare per Capodanno poi abbiamo deciso ieri di prenotare qui…” “Dovete sbrigarvi” aveva detto l’agenzia. A mezzanotte, dopo essere stato lavato a fontana dallo spumante sparato da qualche deficiente che si credeva Schumacker sul podio di Imola, attaccano le musiche e si comincia a ballare. Anzi, prima c’è il “momento cellulare”, tutta Italia si manda messaggini contemporaneamente nel giro di 4/5 secondi, risultato? Le linee si intasano e non arriverà a destinazione nessun sms, nessuno! Dal giorno 2 gennaio in poi il telefonino comincerà a suonarti ininterrottamente per svariate ore, sono i messaggi standard (“buon anno” oppure “Tanti auguri di buon anno” ) che finalmente ti arrivano in massa e per i quali dovresti essere felice… peccato che quella serie di testi “va bene per tutti” ti faccia solo incazzare. Ma torniamo al ballo… Chi mi conosce sa che ho vissuto una vita lottando nella causa del Metal, poi ho deciso di adeguarmi al tunz tunz delle discoteche perché non sono un asociale e ogni tanto mi lascio andare anch’io alla febbre del sabato sera, solo un genere ancora non riesco a sopportare: IL BALLO DI GRUPPO. E il capodanno è famoso per i balli di gruppo… Dopo numerosi trenini (alzi la mano chi si diverte a fare ‘sto cazzo di trenino – e non mentite che vi conosco) parte la canzone must di tutte le feste che si rispettino: YMCA dei Village People.Nella mia testa grido “Basta! L’avrò sentita miliardi di volte solo quest’anno, non potete violentarmi ancora una volta!” e via che con allegria simulata comincio a puntare i miei ditoni verso il mondo ballando completamente asincrono con tutti gli altri (nessuno è mai andato a tempo nei balli di gruppo). Intorno a me tutti si divertono come pazzi, sorrisoni, lacrime di felicità, un vecchio si sdraia per terra e fa la breakdance… E allora mi autoconvinco “anch’io mi sto divertendo, è la sera più bella della mia vita” “Più bella di quando hai dato il primo bacio a P. ?” “Beh, quello era un’altra cosa, ma anche adesso mi sto divertendo, anche adesso!” “ Più bella di quando hai visto il Monsters of Rock a Reggio Emilia?” “D’accordo, c’erano i Megadeth, roba da infarto, ma non si può paragonare, ovvio che mi sto divertendo anche adesso” “Più bella di quando hai suonato la prima volta in pubblico?” “Che c’entra, no, è ovvio, ma è bella pure questa!” “Più bella del sabato sera scorso che hai passato coi soliti 5/6 amici a dire cazzate davanti a una birra?” “No, nemmeno più bella di quella…” Nemmeno più bella di quella Là fuori rimbombano esplosioni simili a testate al napalm, qualcuno prima o poi si farà saltare qualche arto con il solito “botto” difettoso e domani dirà alla stampa: “Era capodanno, bisognava spararli i botti!” Ma vaffanculo al capodanno e a quello che “bisogna” fare per forza… Passa la notte, lenta e rumorosa, fatta di brindisi e chiasso, balli di liscio, di tempo che passa e un altro anno è andato, di un po’ di intimità in un angoletto solitario del locale e di noia. E’ una lotta tirare fino all’alba ma ogni volta, quando la vedo, mi accorgo di come le cose semplici sono sempre le più emozionanti, più di intere ore a convincermi che essere felici vuol dire non pensare a niente… Si ritorna a casa con calma, con le occhiaie e quel senso che “se avessi voluto avrei potuto fare di più”, “non sono mica Morandi cazzo, e poi di più per cosa? Per chi? Per dove? Per quando?” Sono le 10 di mattina, apro la porta di casa e decido di telefonare a Tobo per chiedergli come va, poi mi metterò a letto. “Ciao, sono Andrea, faccia di merda, mi dispiace che non sei riuscito a venire, ti è passata la febbre?” “Ciao Andrea, grazie per la telefonata, comunque a te lo posso dire, non avevo la febbre ieri, non sono venuto perché avevo paura di rompermi le balle come tutti gli anni…” Gli riattacco in faccia e crollo vestito sul letto.
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