| Teorie e Formule del Calcolo Pasquale |
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| Scritto da LadySwan | ||||
| giovedì 12 aprile 2007 | ||||
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STUDIO A: delle Uova e delle relative sorprese Recenti studi scientifici parlano della tendenza della società moderna ad attendere le festività pasquali per diversi motivi che non hanno nulla a che fare con le credenze religiose: qualcuno cerca una scusa per ingozzarsi ai tragici pranzi in famiglia, altri desiderano spezzare i ritmi con un rilassante pomeriggio al parco il giorno di pasquetta. Chiaro che tutti – pensando di fare gli originali - avranno avuto la stessa idea, e i parchi avranno l’aspetto di Milano Marittima a ferragosto, però la perversione della “pasquetta ai giardini” oramai è un fenomeno implacabile. I bambini sono invece attirati dalla novità del regalo. Ma riceveranno davvero qualcosa di entusiasmante? Le categorie di bambini diventano così due: quelli che scelgono il regalo e quelli che aspettano di vedere cosa c’è nell’uovo. I primi sono salvi di default, hanno il 99% di probabilità di ricevere l’agognato presente [non rientrano negli studi statistici i regali portati da nonni anziani con Morbo di Alzheimer]Per i secondi forse questa festa non sarà così producente. Innanzitutto partiamo dall’assioma matematico-culinario della pasqua: (familiare + parente in visita + amico) x [(uova x n bambini) + (colombe x n adulti)] = numero di dolci presenti in casa Secondo la formula, ogni adulto di regola porta un uovo per ogni bambino e una colomba per ogni adulto. Più il grado di parentela è stretto, più ci sono speranze di mangiare una colomba decente. In caso contrario, per circa tre mesi come dolce di fine pasto ci verrà riproposta la colombella - in confezione trasparente legata con un cordino, senza un nome o una provenienza – rinsecchita, piena di melensi canditi, ricoperta di raccapricciante glassa alle mandorle, corazzata con altrettante mandorle tostate in grado di farti pentire amaramente di avere le capsule ai denti. La formula pasquale si può espandere in altre piccole sottoformule, tra le quali la risoluzione del calcolo delle probabilità applicato alle sorprese nell’uovo: “Per ogni uovo X, di marca Y e prezzo K, la probabilità di trovare al suo interno un portachiavi è pari a circa 98,7 su 100. Conseguentemente, è sicuramente del 100% la probabilità che il portachiavi sia - per colore, forma e stile - appartenente all’opposta categoria sessuale di chi ha aperto l’uovo”
Qui viene in nostro aiuto la psicologia per farci comprendere le diverse fasi emotive associate al bambino – come anche spesso all’adulto – nel rapportarsi con l’elemento uovo: Uovo chiuso: il soggetto lo agogna segretamente pur consapevole della delusione che comporterà la sorpresa. Nonostante questo spera “che una volta tanto ci sia una sorpresa carina”, mettendo in conto di accontentarsi e fingere un puerile entusiasmo qualunque sia il dono. È dimostrato che l’aspettativa e l’entusiasmo non sono né inversamente, né direttamente proporzionali alla quantità di uova aperte negli anni, bensì sono statici. Uovo aperto: passato lo stato confusionale ansiogeno che accompagna la difficile fase dell’apertura [con apici di sindrome autolesionistica durante il tentativo di rompere la cordicella che stringe il luccicante e sfrigolante incarto], dopo la rottura del cioccolato si sono verificati episodi di acuta frustrazione, manie di persecuzione e sindromi dell’abbandono alla vista del portachiavi in trasparenza nell’involucro di plastica. Alcuni soggetti sostengono che l’oggetto sogghigna con aria demoniaca alla vista dell’espressione del suo futuro proprietario. Generalmente anche il consueto braccialettino di perline potrebbe dare fastidio, in quanto di dubbio gusto e di fragile fattura. STUDIO B: dei pasti e delle relative conseguenze fisiche Matematicamente parlando, il peso dell’individuo la settimana dopo pasqua è calcolabile attraverso una semplicissima ed altrettanto intuitiva formula:
(peso originario) + (3kg x n pasti) + (2kg x n avanzi nella settimana successiva) È’ infatti appurato che la causa del peso in eccesso non è tanto il giorno di pasqua, quanto gli avanzi di cibo che arrivano di regola alla fine del giorno di pasquetta e che diventano automaticamente pranzo, colazione e cena di tutta la settimana a venire. Abbastanza tragiche le ricette improvvisate per finire tutto prima che vada a male quali “Filetto d’agnello al cioccolato” o “Colomba tartufata al purè” o “Stufato di portachiavi” [!?!?!]
Compaiono in occasione della fine delle festività i cosiddetti “pusher intestinali”. È’ noto come l’uomo moderno ossessionato dall’immagine trovi mortificante entrare in un’affollata farmacia, mimare con discrezione una costipazione come richiesta velata al farmacista, che prontamente risponderà con voce megafonale: DESIDERA UN LASSATIVO? PERETTA O PASTIGLIETTA? LE CONSIGLIO IL CLISTERE ANALE, AGISCE PIU’ IN FRETTA!Per ovviare a queste magre figure, ingegnosi ragazzi napoletani hanno inventato un business. Agli angoli delle strade, accompagnati da una vecchia chitarra a dodici corde, intonano un canto intitolato “Oh mia dolce Euchessina”. È il segnale. Basterà avvicinarsi con fare disinvolto, lasciar cadere nella tasca del musicista posticcio un biglietto da pochi euro e un finto passante vi porgerà prontamente un opaco sacchettino contenente la vostra anonima salvezza. Se il vostro problema invece è maggiormente grave e questo problema fa si che emettiate un contrariato sibilo ogni qual volta vi sediate su una superficie rigida, la categoria dei pusher intestinali vi salverà ancora. Questa volta sembreranno dei rapper afroamericani… e staranno ballando breakdance sulle note di un motivetto che fa circa così: “Non sarebbe questa canzone, non senza preparazione; non la possiamo cantare se preparazione H non ci fate spacciare!” Essendo anche le autorità coinvolte in questi fenomeni di massa, si è scelto di lasciare a piede libero i neo-pusher in nome della salute e della dignità generale. Al di là di tutte le raccapriccianti conseguenze addominali di questa ex festività religiosa, della frustrazione generale post-portachiavi, delle mille uova di pasqua di qualche strana sottomarca - che oltre al solito portachiavi ti deludono anche per l’amarissima cioccolata che le compone - sono sicura che tutti noi anche il prossimo anno saremo a tavola con la famiglia, consumeremo un pesantissimo abbacchio colante di sughetti, trepideremo nell’attesa di aprire le uova, e quando sarà il momento… … scarteremo l’uovo, apriremo il cilindretto di plastica, e dinnanzi al solito portachiavi sorrideremo beati sentenziando: “Meno male, tanto il braccialettino non mi è mai piaciuto…”
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