Crisopoli

Scritto in Controcalcio e Rubriche da
28 settembre 201010:30:43

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Crisopoli

Il primo articolo che scrivo per Melemarce non ha momenti comici nè umorismo dilagante, è semplicemente un amaro trattato sulla disillusione e sulla speranza. E per questo vorrei partire dalla disfatta della nostra Nazionale per analizzare la crisi del nostro calcio.

Da anni non siamo protagonisti in Europa e nel Mondo ne nelle competizioni a squadre, se si fa eccezione per il mondiali 2006 (vinto miracolosamente da “Mastro Lippi” e ciurmaglia in cui molti singoli resero ben al di sopra delle proprie possibilità), ne in quelle per club, fatta eccezione per l’Inter, la quale di italiano non ha neppure gli allenatori “più o meno simpatici essi possano risultare”.
Su tale malessere ne ho sentite molte e stanco di ascoltare le solite “stupidaggini” e “luoghi comuni” colgo l’occasione per fare il punto della situazione. La verità è una e sola, vale a dire che il calcio italiano ha subito un progressivo imbarbarimento a partire dalla fine degli anni 90 dovuto a 3 ragioni principali..

Crisi economica, società super indebitate, dove solo aumenti di capitale, fideiussioni false e leggi “ad hoc” hanno evitato fallimenti certi in qualsivoglia altro paese normale. I più bravi venivano a  giocare in Italia una volta, ora giocano in Premier o Liga. Giocatori di spicco di altri campionati e protagonisti nelle loro nazionali giocavano in Italia in squadre di medio-bassa classifica, durante gli anni 80 e 90 ora NO. Vengono solo gli scarti degli scarti, grazie anche a scaltri e sagaci procuratori.

Crisi tecnica. Senza fare nomi allenatori la cui unica preoccupazione è ricorrere al fallo tattico, o al 3-5-2 dove i due esterni non sono ali, ma due terzini spostati dalla linea difensiva a quella mediana, con il compito principale di contenere, non giovano certo allo bel gioco.

Non ultima la scelta della Lega di avere una seria A ed una B a venti squadre non sono allo spettacolo. Ci sono come minimo 5 o 6 squadre da serie B ed altrettante in B che avrebbero la loro dimensione e dignità bene in C1 (o Lega Pro se preferite). Senza, che nessuno me ne voglia, ma si vedono a volte incontri tra provinciali raccapriccianti. Del resto i calciatori sono quelli, e se ci sono da 2 a 4 compagini in più nella massima serie vuol  dire che a completamento delle rose devono per forza esserci calciatori non di categoria.

Ritengo questi siano gli elementi principali di tale involuzione ed è meditando su questi aspetti che si dovrebbe ripartire. Ce ne sarebbero poi altri quali, Calciopoli, con la conseguente scomparsa della Juventus, il problema degli tifo organizzato, i settori giovanili e via dicendo, ma si rischia di cadere nel luogo comune e di fare il classico “calderone” all’italiana.

Se la domanda è poi “può il calcio italiano tornare agli antichi fasti del passato?”, la risposta è si se si riflette seriamente su tali aspetti e si ha un po’ di pazienza dato che l’inversione di tendenza non può avere effetti immediati. Sicuramente, le figuracce degli ultimi anni sono figlie di tali scelte.  Gli altri aspetti sono soltanto marginali. Spesso sento parlare di poca fiducia nei giovani. Quelli che abbiamo non la meritano. I Totti e Buffon e Del Piero, non ci sono, loro a 17 anni erano già titolari, perché fenomeni. Se lo sei non finisci in comproprietà al Genoa o al Parma, oppure ceduto al Manchester City. Come non ti ritrovi a 28 anni alla Sampdoria dopo essere stato al Real!

E non è colpa dei vivai, abbiamo ancora buone scuole calcio, ma campioni si nasce. Quando sento parlare della Spagna e del suo modello mi viene da sorridere. In Spagna le grandi investono di gran lunga più delle nostre ma la realtà è che loro hanno trovato una generazione di fuoriclasse esplosi più o meno nello stesso arco temporale. Bravura e buona sorte ha poi voluto che siano riusciti a capitalizzare al massimo questa superiorità con l’alloro Europeo e Mondiale. Cosa che per esempio non è riuscita grandi del passato come l’ Ungheria anni 50 e Olanda anni 70.
I giovani talenti torneranno a esplodere, probabilmente non a breve perché, non ne vedo all’orizzonte, ma abbiamo una scuola e tradizione di tutto rispetto.

Per quanto riguarda il discorso capitali, le nostre grandi sono a secco di liquidi, basti pensare che Paperon Moratti quest’anno ha condotto una campagna acquisti con il freno a mano tirato, cedendo prima e comprando poi, forse, e Berlusconi non spende da anni, a parte qualche campione o presunto tale più da campagna abbonamenti che effettiva pedina rinforzante. Tuttavia anche le straniere sono molto indebitate e prima poi ci sarà un flusso all’inverso. Ciclicamente accade ed accadrà ancor prima se la norma UEFA voluta da Platini che ammette l’accesso in Champions solo con bilanci sani entrerà in vigore. A quel punto le forze potrebbero riequilibrarsi un po’. Difficile saper quanto questo processo possa durare di sicuro almeno altri 2 o 3 anni di purgatorio ci aspettano, anche perché per quanto riguarda la parte tecnica ribadisco come già citato in precedenza, di giovani in procinto di esplodere non ne vedo.

Per quanto concerne poi la Serie A venti squadre, francamente non prevedono cambiamenti o ritocchi, conoscendo il paese in cui viviamo. Malgrado già l’inversione di tendenza degli altri due aspetti sovra menzionati potrebbe riportarci se non ai fasti di un tempo nel quale vincevamo tutto, almeno ad essere competitivi per la vittoria.
Queste sono le linea guida, per uscire dalla Crisopoli, molte come esposto sopra non dipendenti dai dirigenti Italiani, ma dai settori giovanili e congiunture economiche. Ed è per questo che credo dunque che se pur non immediatamente a livello calcistico l’Italia potrà risollevarsi.

Giamate

Cosa sappiamo dell’autore: Giamate

Come massimo esponete ed esperto di calcio nazionale e internazionale, la sua critica spietata, pungente e pepata ha l’obiettivo di trovare con arguzia risposte a quesiti , dubbi e misteri calcistici irrisolti che le testate nazionali, per pudore, convenienza e in taluni casi incopentenza riescono solo parzialmente ad ottemperare

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