Non sono mai stato un amante della discoteca, tuttavia in una maniera o nell’altra ci finisco sempre dentro. Ballicchio, bevo qualcosa, dico due cazzate (quelle ce le ho per contratto) e me ne esco sempre un po’ insoddisfatto.
Sarà che questo tipo di locale ha assunto nel tempo significati diversi per me e adesso mi appare idealisticamente svuotato, sarà che quella sensazione di divertimento “forzato” che ti accoglie appena valicata la soglia va a cozzare duramente con il mio istinto di bastian contrario.
I motivi che mi hanno portato a finire in una discoteca sono sempre stati diversi: quando avevo quindici anni e odiavo ballare ci andavo con Laura; Laura mi accompagnava perché era pazza di me, io non la consideravo perché aveva lasciato Marcello, il mio amico. Così andavo in disco perché mi piaceva Silvia, Silvia mi cagava zero ed era innamorata di Sequoia, il buttafuori del locale. Sequoia, con la fronte altissima e gli zigomi da pugile, la faceva entrare ogni volta gratis. Io pagavo tutti i miei risparmi per vedere Silvia a 30 metri da me che ballava strusciandosi a quel tipo; ogni tanto lui la perquisiva meticolosamente. Anche con la lingua. Io mi dicevo che prima o poi avrei avuto il coraggio di prenderla da parte e dirle ciò che provavo. Non l’ho mai fatto.
A quell’età la discoteca era il luogo dell’ evasione, quattro muri che separavano il nostro essere bambini dal nostro desiderio di essere adulti; avevi il tuo bicchiere di alcol tra le mani e credevi di conoscere già tutto, dell’amore, della vita, ti rimaneva solo da scoprire la posizione del clitoride… questione di poco ti ripetevi.
Più avanti negli anni ci andavo perché ero insieme a Deborah e a lei piaceva ballare. Io ascoltavo solo ed esclusivamente musica Heavy Metal allora, ma a Debby non sapevo dire di no, così ogni tanto ci facevamo due salti in pista. E’ stato in quel momento che ho capito quanto sia sottile la linea di demarcazione tra ciò che si dice di odiare e ciò che invece ci mette in imbarazzo fare.
Più avanti ancora ci andavo con Mirko, con Tobo, con Marcello, perché sostenevamo che così avremmo conosciuto gente nuova (la si sente dire spesso questa frase), in realtà avevamo una voglia di figa che Dio solo lo sa. Col senno di poi posso dire che se mai ho voluto togliermi questa voglia è stato in qualsiasi posto tranne che in discoteca.
Poi quando suonavo nei locali ho smesso di andarci per un bel po’. Ora ci vado saltuariamente e la vivo in maniera diversa. Non è più il luogo del proibito, è solo un posto dove puoi divertirti come altri, tanto è la compagnia che conta, non il contorno…
Pur essendoci molti tipi di discoteche, e persone di culture profondamente diverse che le frequentano, ho notato che l’intero ambiente è caratterizzato da tante piccole convenzioni, regole tacite confermate dagli usi comuni, alcune davvero discutibili… E quando c’è da discutere non sia mai detto che io mi tiri indietro.
LA REGOLA DELLA “NOTTE FONDA” (NOSFERATU PRINCIPE DELLA NOTTE) – Andare in discoteca troppo presto è considerato sconveniente. Bisogna sempre arrivare ad orari impensabili della notte in modo che il locale sia già bello che pieno di persone, anche a rischio di ritardare e giocarsi irrimediabilmente l’entrata in lista gratuita. A pensarci bene non so su cosa si basi questa usanza, forse è un questione prettamente scaramantica, fatto sta che si è sentito parlare di discoteche rimaste vuote perché nessuno si decideva ad entrare per primo.
LA REGOLA DEL “PARCHEGGIO A CASA DI DIO” (REMOTE PARKING) – Diretta conseguenza della regola della notte fonda: se arrivi tardi poi non trovi nemmeno parcheggio e sei costretto a lasciare la macchina a diversi chilometri dal locale. Spesso ti accorgi, una volta sceso dall’auto, che se fossi venuto a piedi da casa tua la strada da percorrere sarebbe stata minore. Il segreto per non avvilirsi è aspettarsi sempre il peggio: “con tutta la gente che c’è stasera in coda, se va bene parcheggiamo a 5-6 chilometri dall’entrata, così visitiamo il paese” oppure “Va beh, dai, se ad un certo punto, a forza di girare per trovare posto, sentiamo dai finestrini che intorno a noi la gente parla una lingua diversa, si va tutti al casinò e vaffanculo…”
LA REGOLA DEL “NON-CAPPOTTO” (CRIOMASOCHISMO) – Ogni vero discotecaro che si rispetti non percorre mai il tragitto auto-locale con addosso un qualsivoglia giubbetto. Un po’ perché vuole risparmiare gli euro del guardaroba, un po’ perché fa uomo duro. Lo vedi in piena notte d’inverno (anche durante una bufera di neve) girovagare impettito per la strada, in maglietta da pelle o camicia di lino sbottonata, con il volto che male riesce a celare il freddo indicibile (che ai più provocherà col tempo la perdita dell’uso degli arti) e una speranza negli occhi, viva come un credo religioso. Mi sono sempre chiesto se tutti quelli che partono arrivano a destinazione o se nel tragitto qualcuno si perde irrimediabilmente… Volendo potrebbe essere l’inizio di una selezione naturale, una società di superuomini che ha vinto i sacrifici della “scrematura” discoteca.
LA REGOLA DELLA SELEZIONE (LA BELLA E LA BESTIA) – Più una discoteca è rinomata, più basa la scelta della sua clientela su di un criterio assai discutibile: il vestito elegante. Puoi essere uno spacciatore, un terrorista islamico, un assassino seriale, ma se hai giacca e cravatta ti accolgono a braccia aperte; se invece porti un paio di scarpe da tennis è già tanto che non ti girano e non ti sparano all’esterno con un bel calcione nel culo. Ora, io dico, vi pago fior di quattrini per entrare e dovete pure giudicare se ne ho le qualità o meno? Ma sarei io che dovrei decidere se voi andate bene! Se mister Tyson buttafuori ha la faccia da cazzo o la fronte troppo alta per i miei gusti, se quelle scarpe correzionali che contengono i suoi piedoni sono adatte alla situazione, se quelle due anoressiche frustrate col culo di fuori che chiamate “pierre” sono adatte per accogliermi o meno!
Ecco… come lo spiego un giorno a mio figlio che l’abito non fa il monaco?
LA REGOLA DELLO SPEAKER (DEFICENT LEADER) – La scelta dello speaker che anima il pubblico durante la musica è fatta seguendo un particolare assunto: deve dire cose ovvie e non stimolare l’uso del cervello da parte della clientela danzante. Frasi come “l’amore vince sempre” o “chi cerca trova” sono spesso anche troppo pretenziose, molto meglio rimanere su standard meno elevati, magari tirando in ballo metafore sessuali neanche tanto velate, che fanno trasgressione alla grande. Roba del tipo “chi non batte le mani non scopa fino a domani”
LA REGOLA DEL “NON-RESPIRO” (CLAUSTROFOBAPNEA) – Nessuno all’interno della discoteca deve poter godere di abbastanza spazio per respirare liberamente. Questa regola è applicata masochisticamente dagli stessi clienti: se riesci a trovare un angolino libero dove posizionarti per bere e magari superare l’ultima crisi di claustrofobia, sta sicuro che in pochi secondi quello spazio si riempirà di altre persone come te che ricreeranno lo stato insopportabile in cui ti trovavi pochi secondi prima; molto spesso questo diventa addirittura uno luogo di passaggio in cui tu vieni ripetutamente spintonato da ogni dove. Allo stesso modo se tu vedi qualcuno da solo, che si è ritagliato uno spazietto vitale di almeno un metro quadrato, (è provato scientificamente) sentirai il bisogno di rompergli inconsciamente i coglioni passando di là o piazzandoti proprio contro la sua schiena. Lo scopo primo dei gestori della discoteca è fare in modo che, se anche un cliente sviene, possa essere comunque trascinato in piedi dalla folla, pronto a tornare danzante e ignaro dell’accaduto non appena riprenderà i sensi.
LA REGOLA DELLA CONSUMAZIONE (ASPETTA E SPERA) – Consumare (nel senso di bere un drink) è obbligatorio. Quando comunichi ai tuoi amici che vai al bancone bar per bere qualcosa loro sanno in anticipo che potrebbero non vederti mai più. E’ vizio di ogni barista infatti farti aspettare con lo scontrino in mano in attesa di ordinare per almeno 45-50 minuti. Quando finalmente vieni servito capisci che dovrai girare tutta la discoteca per ritrovare la compagnia che nel frattempo si sarà sicuramente spostata in altri lidi, e hai la strana sensazione di aver pagato (e pagato profumatamente) per rivivere la mattinata prima, passata in coda a bestemmiare dentro l’ufficio tasse…
LA REGOLA DEL “CORNETTO E CAPPUCCINO” (EVERYTIME BREAKFAST) – Uscito dalla discoteca il discotecaro vuole ad ogni costo fare colazione (vale anche se esce alle 2 e 30 di notte) perché per lui a mezzanotte finisce un giorno e da mezzanotte in poi ne inizia un altro; di conseguenza è sempre come fosse la mattina seguente. La pseudo colazione consiste nel famigerato cornetto (che possono diventare due o tre a seconda di fami chimiche o meno) e nel cappuccino, il quale, sommato all’alcool assunto in discrete quantità poco tempo prima, provoca nello sventurato di turno dolori addominali tipo parto e soprattutto il cosiddetto “cagone imperiale”. Temuto da tutti gli addetti alle pulizie dei bagni in autogrill.
Questo è quello che mi ha comunicato la discoteca negli anni, ma prima di terminare devo chiudere il cerchio che ho inconsciamente aperto poco fa…
Ieri ho rivisto Silvia dopo tanto tempo, aveva il trucco un po’ volgarotto ma il sorriso era quello di 13 anni fa. Anche lo sguardo non era cambiato, quella promessa di qualcosa di trasgressivo che ti comunicava sesso ad ogni battito di ciglia era lì, davanti ai miei occhi… a dire il vero qualcosa in più ci ho visto, qualcosa in più e molto in meno.
Ci ho visto l’ingenuità adolescenziale bocciata dall’esperienza, che rende opaco il vecchio luccichio dell’iride, e ci ho visto un po’ di rassegnazione, lo sguardo in camera di chi non riesce a vedere oltre.
Forse in fondo era ancora lei… forse no… il problema è che troppe cose sono diverse in me per ritrovarvi ora le stesse emozioni, e ad essere sincero mi chiedo come ho fatto allora a perdere la testa per una del genere. Insieme a lei ho rivisto anche Sequoia, ancora Sequoia, stessa faccia da culo e stessa espressione da ragazzo sfortunato. “Finalmente ho capito perché lo chiamavano così” mi sono detto colpito.
Ho sorriso amaramente, poi ho deciso di fermarmi, ho spinto il tasto eject, ho estratto la cassetta porno dal videoregistratore e l’ho buttata tra quelle da cancellare.
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27 gennaio 2009 → 15:05:37
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