Entrando al cinema per vedere “E venne il giorno” mi ripetevo che la vita è fatta di alti e bassi, e che dopo quella robetta di “Lady in the water” questo sarebbe stato il film della rinascita del maestro M. Night Shyamalan.
Me lo sentivo, davvero, anche il trailer era una figata, suicidi collettivi, roba apocalittica e inspiegabile, e la gente che dice “sembra che stia per succedere qualcosa…”, “sta per succedere davvero…”, “succedere o non succedere? Questo è il dilemma”.
Si, cavolo, ci piace ‘sta roba, e anche il titolo è fatto bene… cioè, veramente no, in italiano è tradotto di merda, come al solito, ma in inglese è una figata: “the happening”, l’avvenimento, l’accadimento, il succedimento, col gerundio che gli dà il senso di continuità e contemporaneità, cioè, capito? Shyamalan ci stuzzica, ci dice “guardate che spettacolo, sta per succedere il succedimento”, e poi le persone si suicidano in massa.
…
Sarà mica un segno premonitore?
I primi dieci minuti di film mi rassicurano.
New York, Central Park, tranquilla vita americana, poi la gente dice cose strane con lo sguardo fisso nel vuoto, e un attimo dopo tutti si suicidano, scatenando il panico.
Subito dopo, la vicenda si sposta a Philadelphia, e qui si vedono i primi personaggi, un prof di biologia e un prof di matematica; ci starebbe bene anche il preside pederasta e la cheerleader zoccola, ma non ci sono. In compenso, il prof di matematica è sfigatissimo, quindi morirà presto.

I protagonisti sembrano essere una coppia in crisi, e sono così incredibilmente convincenti che mi hanno già conquistato: lui è il prof di biologia di cui sopra, interpretato da un Mark Wahlberg così espressivo che non ti metterebbe paura nemmeno se ti aspettasse dietro la porta e ti facesse bubusette, mentre invece lei è un innovativo esperimento letterario, vale a dire il protagonista superfluo, un personaggio centrale ma con lo stesso spessore della pellicola per alimenti, talmente inutile che non ti dicono nemmeno se fa qualcos’altro nella vita, a parte rompere continuamente le balle e tentare di mettere le corna al povero prof.
La notizia del succedimento di New York si sparge presto anche a Philadelphia. In tv si parla di un attentato terroristico con neurotossine che inibiscono l’istinto di sopravvivenza e spingono al suicidio, quindi è meglio fuggire dalle città e darsi alla macchia, ma ovviamente non serve a niente, perché intanto anche a Philadelphia succede il succedimento, e poi arriva anche lì dove sono i protagonisti. L’ansia sale, i succedimenti si succedono, giù con altri suicidi, la tossina c’è davvero, nessuno ci capisce niente, ma almeno come da copione il prof di matematica crepa.
Per strada, i nostri eroi incontrano altre persone in fuga; c’è una madre che parla con la figlia al telefono, e ad un certo punto mette il viva voce per terrorizare tutti i presenti facendogli sentire come sta morendo la figlia a causa del succedimento, una scena non esattamente convincente.
Gli sforzi di pazienza degli spettatori si fanno più intensi.
Ad un certo punto, i compagni di viaggio psicopatici tirano fuori altre teorie da americano impazzito, tipo che sono le piante a sganciare le neurotossine, perché sono intelligenti e si sentono aggredite dall’uomo. Però, interessante, mi dico: questa sicuramente è la trama fasulla che nasconde quella vera… è senz’altro così, perché Shyamalan ha sapientemente disseminato tutto il film di indizi abbastanza evidenti ma non troppo, per renderli credibili al punto giusto e confondere lo spettatore, da vero maestro della sorpresa. All’inizio il prof di biologia a scuola stava parlando dell’inquinamento e del riscaldamento globale, poi nelle inquadrature si vedono sempre le centrali nucleari sullo sfondo, e ora questa storia delle piante minacciate dall’uomo che si difendono rilasciando neurotossine… si, si, eccolo, è lui, è proprio il tocco disorientante di Shyamalan: per ora il film ce lo fa passare come un thriller a sfondo ecologico, un’apparente cagata pazzesca che batterebbe anche la corazzata potionki o come cavolo si scrive, ma poi verranno fuori cose allucinanti, lo sento.

Non ho ancora finito di pensarlo, che si vede il prof di biologia mentre parla con una pianta in un appartamento abbandonato. La tranquillizza, le dice che sono entrati solo per usare il bagno, le chiede il permesso, poi si accorge che è una pianta di plastica. Dovrebbe essere una scena comica, ma nessuno ride, tutto il cinema è sconvolto, perché questo vuol dire che la storia delle piante assassine è la vera trama, Shyamy non avrebbe fatto una scena come quella, se non fosse così.
Non voglio crederci, ma ormai è ufficiale: le piante uccidono, è questo il succedimento. Il vento trasporta le neurotossine e chi le respira si vuole suicidare, come vorrei fare io ora che l’ho scoperto. I protagonisti possono solo chiudersi da qualche parte e aspettare la fine del film, anche perché cos’altro vuoi fargli fare?
A questo punto il film sarebbe già finito, ma prima di lasciarci in pace Shyamy ci inserisce un incontro interessante con una vecchia sociopatica abbastanza spaventosa, che ovviamente muore poco dopo per il succedimento, mentre il pubblico in sala è letteralmente terrorizzato dai primi piani delle piante mosse dal vento, una roba agghiacciante, ci manca solo il fogliame che prende la forma di un volto sghignazzante con gli occhi cattivi, e poi un bel combattimento finale con Barbalbero.

Nel frattempo, anche i protagonisti si sono fracassati i maroni di questo film, tanto che decidono di uscire dalla casa, beccarsi le neurotossine e suicidarsi. Vorrei tanto poterlo fare anch’io, ma il massimo che riesco a fare è tentare di mandarmi di traverso i pop corn.
Il prof di biologia, la moglie inutile e la bambina del prof di matematica sono completamente esposti al vento e al succedimento, credono di stare per morire, ma improvvisamente il succedimento finisce, così, su due piedi, perché è un fenomeno inspiegabile della natura che comincia e finisce dove le pare e quando le pare, alla faccia nostra che siamo cattivi e crediamo di sapere sempre tutto.
Finalmente il dannato film può finire, ma non prima di farci vedere che un altro succedimento sta succedendo in Francia, altro paese di birbantelli presuntuosi con tante centrali nucleari, dopodichè passano i titoli di coda, con la solita colonna sonora ansiogena alla Shyamalan, che in tutta sincerità è poco indicata, davvero, io suggerirei un’altra musica, come degna conclusione di questo capolavoro:
“I Puffi sanno che un tesoro c’è
nel fiore accanto a te.
Madre Natura pensa sempre a noi,
con i Puffi puoi aiutarla,
devi sempre rispettarla,
con i Puffi puoi aiutarla se lo vuoi!
CORO: RISPETTIAMO LA NATURA ED ALLORA IL MONDO GUARIRA’!”
(Cristina d’Avena, I Puffi sanno)
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Scritto in Cinema e Recensioni da Lipesquisquit
6 settembre 2010 → 10:30:48
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