Io non sono uno che va spesso al bar. Cioè, l’aperitivo me lo sparo anch’io ogni tanto (ma solo per spazzare via tutti gli stuzzichini dal bancone e non dovermi preparare la cena…) e qualche volta mi ci infilo a bere un goccetto il sabato sera prima di partire per destinazioni sconosciute (che rimangono sconosciute nel mio cervello anche nei giorni a seguire) ma non sono un ospite fisso.
Così ad ogni mia visita mi capita di guardarmi intorno, i bar sono un po’ come le stazioni, ci trovi gente di ogni tipo, la maggior parte di passaggio come me, altra invece che ha fatto del posto un vero e proprio punto di ritrovo. Da piccolo mi ricordo che ci andavo a comprare le caramelle e rimanevo per mezz’ora a guardare come uno stoccafisso il culo ebano sulla pubblicità delle Morositas, adesso guardo il culo della barista (se merita naturalmente) e quando non parlo del più e del meno e non dico cazzate mi perdo nella solita critica intollerante…
Quella del bar è una fauna ben definita, che merita un’analisi accurata in quelli che sono i suoi rappresentanti di maggior spicco.
IL VECCHIO TELE/GAZZETTA DIPENDENTE – Lo vedi subito appena entri, è seduto in un angolo a 50 cm dal televisore e lo fissa rapito (può capitare anche che il televisore sia spento) come fosse sotto ipnosi. Non ha il telecomando (in possesso del barista il quale per dote naturale è solito scegliere i programmi più orrendi da tutti i palinsesti) e subisce passivamente tutto ciò che gli viene propinato.
Ha però una caratteristica scomoda: è un grande polemico.
Mentre ti sorseggi il caffè lo senti che grida offese e improperi di ogni genere verso attori, registi, presentatori, calciatori, allenatori, arbitri, giornalisti, trasmissioni e quant’altro perché sebbene sia teledipendente per lui sono tutti dei coglioni. A volte, quando è fortunato, ha di fianco un altro vecchio teledipendente come lui che gli assicurerà una lunga e spassosa rissa verbale.
Lo stesso vecchio ha anche un’altra passione, la Gazzetta dello Sport comunitaria del bar che lui ha sempre sul suo tavolino o sotto braccio; tu ti stai sempre bevendo quello stramaledetto caffè e vorresti leggerti le ultime notizie di sport ma non puoi, la Gazzetta sul bancone non c’è mai!!!
Ce l’ha quel maledetto, che non la legge perché è intento a guardare la TV, ma che però se la tiene ben stretta tra le mani. Se hai proprio voglia di perdere tempo vai là e glie la chiedi, lui ti guarda in cagnesco come a dirti “che cazzo te ne fai della mia Gazzetta che con quella faccia tu di sport non capisci una sega!?” poi ti sussurra: “Prego, prenda pure…”
IL PADRONE DEL MONDO – Lo odio. Piazza la sua Porsche del cazzo proprio davanti alla vetrata del bar, magari in diagonale così da mangiarsi 3 parcheggi in un sol colpo, entra con movimenti studiati, si avvicina al bancone e sussurra: “Il solito, in fretta che ho i minuti contati” ; “Magari” penso io.
E’ uno sbruffone, convinto che tutte le donne sbavino al suo passaggio, lui ha fatto questo, lui ha fatto quello, lui conosce gli uomini più potenti della città e se ha bisogno loro lo aiuteranno; il ristorante più chic? Lui c’è stato, il mondo del calcio? Lo conosce bene perché da giovane era una promessa poi un brutto infortunio lo ha fermato (“se non avessi avuto quel problema al ginocchio a quest’ora giocherei in serie A”)…
Tu sei lì con i tuoi amici che ti bevi il solito fottutissimo caffè, stai tenendo banco con i tuoi racconti di vita e credi di aver narrato la tua avventura più incredibile, la più fantastica che ti sia mai accaduta. A quel punto sbucando dal nulla esordisce lui, non ti conosce ma ti azzittisce saccente “Seee, ma allora tu non sai cosa è successo a me…” e ne racconta una che non puoi battere nemmeno in una vita intera. Anzi, nemmeno in due vite… roba da mitologia greca… e la cosa bella è che è talmente sicuro di ciò che dice che quasi quasi finisci per credergli
IL GIOCATORE DI VIDEO POKER – La figura più triste del bar, se ne sta imperterrito di fronte a quelle macchinette infernali che succhiano soldi come Eva Henger succhia sigari coi baffi. Ogni tanto vince, ma con una media del tipo “ho perso la casa ma ho recuperato i soldi per ricomprarmi il televisore” ; è circondato da un suo pubblico personale che senza rimetterci neanche un euro lo consiglia nelle giocate (portandolo inesorabilmente alla rovina) ed ha raggiunto una velocità di esecuzione devastante, opera selezioni di carte senza che un normale occhio umano riesca a percepirle intessendo trame mentali da giocatore di scacchi.
Perde ugualmente.
Tornando a casa, la sera, si ricorda che ha una famiglia, che ha una moglie, che ha due figli, che ha le rate da pagare, e che aveva uno stipendio…
L’AMICO DI TUTTI (O UOMO TORTA) – Questo personaggio (che a guardare bene si può incontrare un po’ dappertutto) ha la dannata convinzione di essere il più simpatico della situazione; anche se non ti conosce si comporta come un amico di lunga data apostrofandoti con nomignoli del tipo “come va coglionazzo?” “Allora, testa di cazzo, che si dice dalle tue parti?” e così via. Nel gruppo si impone di rimanere al centro dell’attenzione escogitando gag esilarantissime (sono sue le invenzioni della “finta di pugno alle palle”, del “paghi la mossa” oppure del richiamare la tua attenzione toccandoti la spalla sinistra per poi nascondersi alla tua destra… ) ma è quando siete soli che riesce a dare il meglio di se. Un giorno tu entri nel bar, ordini un stronzissimo, merdosissimo caffè e mentre te lo sorseggi in un nanosecondo di pace arriva l’uomo torta; vivete in due città diverse, non vi siete mai incrociati, mai parlati, mai nemmeno messi una camicia della stessa marca, eppure lui ti attaccherà una torta che nemmeno tuo nonno emigrato in Sudan dal ’40 e rimpatriato a “Carramba che sorpresa” ti potrebbe mai smollare.
E la cosa bella è che di tutti gli argomenti che lui tratterà (parlando a macchinetta e sfoggiando peraltro battute pessime) non te ne fregherà un emerito cazzo!!!
Quest’agonia ha di solito durata variabile (dai 15 minuti alle 3 ore) e dipende molto dalla tua resistenza prima di scoppiare e mandarlo a cagare. Sempre che lui, saltando in scioltezza da un discorso ad un altro, ti lasci il tempo materiale di aprire bocca…
L’UBRIACO PRE-DISCOTECA – Ne parlo con tenerezza di questo, perché qualche volta la particina l’ho interpretata anch’io… Il suo orario di entrata è pressappoco le 23.50, si beve 4 piombini di montenegro (o di Havana 7 se vuol fare l’intenditore) e se ne va. I motivi di questo suo gesto inconsulto sono :
a) Ha appuntamento con una strafiga e ha paura di non poter reggere il confronto, così cerca un po’ di brillantezza in più.
Farà la figura del coglione. Fidatevi…
b) E’ insieme ad altri amici e vuole dimostrare che lui l’alcool lo sopporta…
Farà la figura del coglione. Fidatevi…
c) Non ha né appuntamento con strafiga né amici rompicazzo, deve solo andare in discoteca e siccome la discoteca gli fa cagare cerca di risollevarsi un po’ la serata.
Farà la figura del coglione. Fidatevi…
d) E’ alcool dipendente.
E’ un coglione.
IL BARISTA SPACCIATORE – Più che un personaggio in carne ed ossa è una leggenda metropolitana. Appena un bar comincia ad essere frequentato da tipi poco raccomandabili, in tutti si insinua il sospetto del grande giro di droga. Un rete di smistamento stupefacenti al cui vertice regna sovrano il barista, figura di spicco di una organizzazione mondiale di racket, prostituzione e narcotici. Nascono addirittura voci riguardo suoi ipotetici trascorsi malavitosi, suoi legami con la P2, e la sua amicizia con Totò Riina.
Tu entri nel bar, ordini il tuo amarissimo, merdosissimo, fottutissimo caffè, e mentre apri la bustina dello zucchero pensi “e se fosse cocaina?”
IL BAMBINO CAGACAZZO – Non si sa di chi sia figlio (forse del diavolo) né chi ce l’ha portato ma una cosa è certa, mai un essere così piccolo è stato in grado chi creare cotanto macello.
Ha un’età indefinita e variabile, comunque sempre compresa tra i 3 e i 7 anni. Non lo vedi spostarsi perché è troppo basso ed appare come teletrasportato in vari punti chiave del bar.
Spesso staziona di fianco al giocatore di video poker che lo odia profondamente perché con quelle manine di merda tocca dappertutto selezionandogli a volte carte sbagliate (o forse la verità è che gli ricorda suo figlio…) altre volte te lo ritrovi a piazzare calci negli stinchi di malcapitati clienti (i quali vorrebbero ucciderlo ma si controllano perché ci sarebbero troppi testimoni), altre volte ancora si fa prendere dalla voglia di gelato. Si infila di soppiatto dentro il frigo e comincia a scartabellare tutte le scatole, il barista lo estrae con prepotenza prendendolo per il bavero e si fa dire che tipo di gelato vuole. Il bambino spara un nome stranissimo tipo “Leccasbrodolo” o “Pentamostroide”, proprio quelli che il barista non ha. E se anche ce li ha poi il piccolo essere malefico non ha mai abbastanza monetine per pagarlo…
Io butto giù il mio caffè e mi chiedo se da bambino ero proprio così… no, non ero così; avevo una madre (molto spesso una nonna) che mi seguiva ad ogni passo, e il gelato che mi piaceva lo trovavo sempre, e un calcio sugli stinchi di qualcuno significava uno schiaffo sui denti che avrei ricevuto.
Altri tempi e altre situazioni, pago il conto, mi faccio dare lo scontrino ed esco; là fuori qualcuno mi aspetta…
Andrea Saletti
Grafico ed esperto SEO di professione Andrea Saletti è uno dei fondatori di Melemarce.com. In passato ha scritto per alcune riviste di dubbia utilità sociale ed indefinito valore culturale ed è da sempre un appassionato di umorismo e comicità. Perchè continua a scrivere per Melemarce.com? Perchè nelle vita ha tentato invano di ottenere risultati: è stato chitarrista in un gruppo rock ma poi ha capito che smitragliare sui tasti non signifacava "suonare", ha tentato per anni di fare il "regista" nella sua squadra di calcio ma la dura verità è che al massimo poteva permettersi di fare la "comparsa", ha discusso la sua laurea da solo perchè ha invitato genitori, parenti ed amici all'ora sbagliata, ha diretto il traffico in una cooperativa di trasporti mentre loro avrebbero sempre voluto dirigerlo nel paese del non ritorno, ha tentato di calciare un sasso facendo il record di calcio di sasso mondiale e poi si è accorto che quella che stava calciando era una merda di cane fresca. Quindi per favore, almeno qui su Melemarce che è il suo ultimo tentativo di realizzarsi, dategli un minimo di soddisfazione e ditegli "bravo", magari commentate pure i suoi post... a volte per fare felice un uomo basta così poco...
Se il tuo buon umore è aumentato allora non perderti articoli simili:
L’altra sera sono stato in pizzeria con degli amic...
L’altra sera sono stato in pizzeria con degli amic...
Una delle tantissime turbe che devastano anch'oggi...
100% frutta, c’è scritto sul barattolo di marmella...
Ok, esorcizziamo le nostre paure… amici miei, facc...
Scritto in Columns Umoristiche e Monologhi Comici da Andrea Saletti
21 luglio 2010 → 13:30:18
10