Questo esercizio commerciale dai mille volti, pieno di tanti ricordi e di quel fascino che tanto ha ispirato e reso grande il regista Grabriele Salvatores.
Proprio di questo luogo vi voglio parlare, di questo anfratto buio e misterioso ripieno di ribollente feccia e di involucri chiassosi.
Sono sicuro che sarò senz’altro più chiaro citandovi la serata “tipo” passata al cinema, riprendendo in un’unica esperienza tanti momenti che contraddistinguono tuttora la mia realtà e credo anche la vostra.
Si inizia con l’arrivo davanti al cinema in autovettura con almeno mezz’ora di anticipo al fine di guadagnare qualche posto in buona posizione. Il parcheggio è off limits e nella migliore delle ipotesi mi ritrovo a dover decidere se parcheggiare in divieto di sosta rischiando una probabile multa, oppure a un chilometro di distanza. Quasi sempre opto per il chilometro da fare a piedi.
Arrivo davanti al cinema e c’è la fila. Io non so perché c’è sempre la fila. Quando andai a vedere “The blair witch project” con tre quarti d’ora d’anticipo, c’era la fila; quando andai a vedere “The Trueman show” con almeno quaranta minuti d’anticipo, c’era la fila; incredibilmente, quando andai a vedere “Il Signore degli Anelli” con quasi un’ora di anticipo, c’era la fila!!!!!!!!!
Perché c’è sempre la fila?!?!?!? Dunque mi metto in fila per fare il biglietto ed immancabilmente i miei “amici” mi appioppano i loro soldi con la preghiera di fare il biglietto anche per loro. Sempre e comunque mi danno soldi attaccati: chi 10 euro, chi 20, chi addirittura 50.
Con tutti quei soldi in mano entro subito nel panico: se uso solo i 50 euro di Pippo, come faccio a dare i resti agli altri? Nello stesso tempo però non posso pagare 10 singoli biglietti ognuno con una banconota da 10, 20 0 50 euro. Mi perdo in questi pensieri, ritrovandomi subito a tu per tu con la cassiera, che m’incalza senza però usare nemmeno una parola, né di saluto, né di richiesta alcuna (le cassiere dei cinema, degli ipermercati, i casellanti, ecc. meriterebbero senz’altro un capitolo a parte). Mi guarda e sposta avanti il mento col chiaro intento di dire “Che cazzo vuoi?”. Io prendo il primo foglio/banconota che mi viene in mano, pago una valanga di biglietti e torno indietro studiando mentalmente la strategia per la restituzione dei resti.
Ci penso e straprenso ma la storia è sempre quella. Arrivo davanti a tutti, tiro fuori tutte le banconote appioppatemi da quegli stronzi pezzi di merda, le distribuisco come capita e dico “fuori ci mettiamo a posto”.
In quel momento alcuni mi odiano perché non hanno ricevuto nessun resto passando il primo quarto d’ora del film chiedendosi se un giorno glieli restituirò, i restanti mi deridono dicendomi immancabilmente ed spietatamente la frase “per fortuna che sei un ragioniere” (un giorno o l’altro mi vendicherò per questo…).
Proprio per non incappare di nuovo nel problema distribuzione resti, non vado mai a comprare pop corn o bibite prima dell’inizio del film.
All’entrata nel cinema subentra la variante “secondo spettacolo” che non è altro che la fiumana di gente che sta uscendo in senso opposto proveniente dalla proiezione precedente. Ciò che però impaurisce non è la massa che ti corre incontro, ma bensì le parole che in quel momento percepisci dalla massa di recenti spettatori del film che ti appresti a guardare. Spesso frasi importanti e determinanti intente a svelarti parti cruciali, giuste giuste per rovinarti il finale del film o quanto meno per fartelo guardare con meno suspence.
Vado a vedere “Il sesto senso” ed ecco che sento: “Bella l’idea di Bruce Willis che è sempre stato morto”.
Solo in quel momento mi rendo conto di quanto due misere parole possano rovinare l’esistenza di una persona.
Entro nel cinema guardingo e, dato che non posso palesemente tapparmi le orecchie per non apparire più idiota di quello che già sono, inizio a parlare con l’amico di turno di cose che non sanno di niente: “Buoni i pop corn” oppure “Bello sto cinema”. Se poi non c’è nessuno al mio fianco, per non carpire nulla dalla gente che mi sta attorno (e che spesso sorride beffarda con il chiaro fine di farti capire che da un momento all’altro con una parola potrebbe rovinarti quegli 8,10 euro), mi concentro su cose altamente svianti e svilenti, tipo cosa mi aspetta al lavoro il giorno dopo.
Arrivo in sala ed inizia la corsa all’accaparramento dei posti migliori.
Un consiglio che do a tutti è quello di andare in compagnia di meno gente possibile. L’ideale sarebbe andarci esclusivamente con la propria ragazza (a meno di non dover guardare film stile “Le casalingue”) o al limite con uno o due amici. Il perché è presto detto.
Per il tipico gruppone di 10 persone risulta praticamente impossibile trovar posto in quanto le coppie, di cui sopra, occupano posti centralissimi lasciando, come distanza dall’altra eventuale coppia, una o due sedie.
Per ovviare occorre recarsi al cinema con almeno un’oretta di anticipo. Non importa se arrivate prima del padrone o se per sedervi dovete guardarvi il finale del film che guarderete tosto.
Per far sedere un gruppo di gente, tutti nella stessa fila, bisogna fare così.
Quando vado per sedermi mi inserisco in una fila in cui inevitabilmente una o due persone stanno occupando il posto vicino ai corridoi di scorrimento. Per carità, fin qui niente di male. Ognuno ha il diritto di sedersi dove vuole.
La cosa che però mi fa più incazzare è che, quando giustamente chiedi “con permesso”, loro ti guardano irrimediabilmente storto o per lo meno sbuffando con aria quasi sconsolata, come se lo dovessero fare per mestiere.
Ma io mi chiedo: se ti sta sul cazzo alzarti ogni volta per far passare la gente, perché mai devi occupare proprio quel posto che impedisce agli altri di passare? Ti siedi e ti adegui, caro il mio stronzo! Alcuni addirittura ti guardano e, senza dirti nulla, attendono qualche momento per alzarsi come per farti capire che potresti anche fare il giro del cinema per sederti in quella fila. Mo va cagher…
Finalmente mi siedo. Mi tolgo il giubbone e lo appoggio nella sedia vuota al mio fianco.
Ebbene, se vuoi che il posto al tuo fianco venga occupato da una persona estranea (e spesso sgradevole, ma questo lo vedremo più avanti) devi appoggiarci sopra una giacca, giubbone, sciarpa, berretto, guanti, borsa della tua ragazza e così via.
E’ AUTOMATICO!!!
Non ho prove certe, ma senz’altro all’interno delle multisale cinematografiche gira gente, pagata dai proprietari, che si siede dove tu hai appoggiato qualcosa.
Arrivi, ti siedi e tieni tutto in mano. Dopo una decina di minuti che il film è iniziato, decidi che è il momento buono per appoggiare tutto quello che hai in mano, nella sedia vuota… TAAACC!
“Scusi, posso sedermi?” Ti stupisci persino della voce perché, oltre a non aspettartela, non capisci da dove sia saltata fuori la persona. Forse era sotto la sedia. Ti volti e vedi una o due persone che vogliono sedersi proprio li. Cosa volete che vi dica, non riesco a non mandarli affanculo mentalmente.
Guardato il film arriva l’intervallo. Mi stiro sulla sedia, mi volto all’indietro e non c’è una volta che non ci sia qualcuno che conosco. Tutte le dannate volte che mi volto nella sala c’è una faccia che io riconosco, sia che il cinema sia stra pieno, sia che sia vuoto. Sempre qualcuno.
Mi alzo, non chiedendo a nessuno degli amici se qualcuno vuole cibarie varie per non incappare di nuovo nell’inferno dei resti, e mi reco al bar della multisala per tentare di mangiare e bere due o tre stronzate.
Questo momento è terribile.
Devo fare tutto velocemente, al limite della decenza. Tutti devono fare tutto velocemente e mi ritrovo in mezzo ad una nuova bolgia di gente che attende di essere servita al bar.
Iniziano subito a venirmi i patemi perché credo, anzi sono sicuro, che il film sia già cominciato e la mia povera mente malata inizia a fantasticare su una situazione in cui un conoscente qualsiasi mi chiede se ho visto la scena più esaltante del film che era proprio poco dopo l’intervallo.
Al culmine dell’impazienza ed esattamente nella metà della fila che conduce all’agognata lattina di coca, decido che non posso perdere oltre della proiezione e volo nella sala in cui ovviamente il film non è iniziato.
Con calma riprendo posto e, prima della ripresa del film, passano molti minuti durante i quali, oltre che le cibarie al bar, avrei potuto acquistare anche una maglietta dell’adidas nel negozio fuori dal cinema.
Da citare obbligatoriamente anche la variante “bagno”.
Andarci durante la proiezione significa ripiombare di nuovo nell’incubo “non dirmi che ma non hai visto la scena più esaltante del film?”. Risulta quanto meno opportuno recarsi a urinare (improponibile cagare al cinema) durante l’intervallo.
Ora il tasso d’inquinamento gassoso del cesso di un cinema all’intervallo è probabilmente secondo solo a quello riscontrato nella ciminiera di una carbonaia rumena senza filtri a norme CE. Entrando dentro più volte mi sono immaginato di trovarvi il tipico fenomeno da baraccone americano; quello che vedi fotografato con centinaia di paglie fumanti in bocca. Da aggiungere a tale odorino, la puzza di piscio e di merda (evidentemente qualcuno ci cagherà).
Tutti i cessi privacy sono quasi sempre impegnati e ti tocca pisciare in quegli orinatoi a cielo aperto che io odio visceralmente. Questa ostilità è senz’altro dovuta al fatto che mi è impossibile pisciare mentre ho di fianco un’altra persona. Mi blocco! Abbasso la pata, estraggo e fisso il muro davanti a me senza che nulla esca fino a quando l’ultimo pisciatore non se n’è andato. Vivo anche questi momenti con il patema del film che sta per iniziare, ma in questo caso non posso certo farmela addosso.
Comincia il secondo tempo e passati pochi istanti, prima una bottiglia di becks, poi un bicchiere vuoto di coca cola, mi rotolano a fianco ai piedi sotto al seggiolino.
Finisce il film tra gente che osserva attenta in titoli di coda (???) e gente che applaude!!!
Ma che cazzo applaudite? Ma chi cazzo credete che vi senta? Credete forse che in sala ci sia il regista del film? Credete invero che uno degli attori di Hollywood che avete appena visto sia presente a questa proiezione in questo cinema di merda? Credete che il vostro applauso faccia piacere a qualcuno? A me fa solo incazzare!!!
E’ come applaudire in casa dopo aver visto una videocassetta; è come vestirsi elegante per guardare alla tv la serata degli oscar; è come aprire la finestra per far uscire il fumo quando al telegiornale fanno vedere un incendio in un bosco.
Non capite che sembrate dei coglioni?!?!?
Va beh… Uscendo dal cinema pesto innumerevoli contenitori di cibo e bevande, percorro il chilometro che mi separa dalla macchina e penso che alla fine non è stato poi tanto male, che mi sono divertito, nonostante abbia visto il film più scadente e merdoso del secolo.
Tutto questo perché il mio cervello deve assolutamente giustificare nell’immediato la spesa di quegli 8,10 euro. Spara nel mio corpo qualche enzima o nonsochè che mi fanno convincere che li ho spesi bene, che il film me lo sono goduto. Arrivo a casa e mi addormento convinto.
Solo la mattina a mente fredda, e senza processi chimici prodotti dall’encefalo, mi rendo finalmente conto che ho fatto una spesa del cazzo.
Me ne pento, giuro e spergiuro che d’ora in poi guarderò film in videocassetta o alla tv piuttosto che sputtanarmi 16 vecchie carte da mille.
La sera seguente spesso mi ritrovo seduto al cinema
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30 ottobre 2009 → 16:23:23
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