A Genova, si sa, c’è traffico.
A Genova, si sa, ci sono strade piccolissime e in salitissima o discesissima.
Se non si sa, ve lo dico io, così poi si sa.
Però Genova è bella perché fa caldo, e quindi anche il traffico e le strade strettissime pendentissime si smorzano di fronte al caldo.
Il caldo significa 15 gradi in autunno, con un vento, ma un vento che se guidi sulle strade piccolissime e in salitissima o discesissima, se non tieni ben stretto il volante, ti scatafasci contro i muretti laterali spinto dalla brezza.
Se invece sei a piedi e cammini controvento, i tuoi vestiti ti si appiccicano addosso come una seconda pelle, e tutto quello che ne avanza svolazza dietro di te come la bandiera rossa di una spiaggia battuta dal maestrale.
Se sei a piedi e cammini in direzione favorevole al vento, devi fare attenzione a appoggiarti al muro d’aria che hai sulla schiena, per non cadere a terra a faccia in giù sull’asfalto, o su una macchina che sta passando, o su un motorino.
Sì, un motorino, perché il vero flagello di Genova sono i motorini.
I motorini a Genova non sono mezzi normali.
Sono forieri di morte, sia per chi ci sta sopra, sia per chi ci sta intorno.
I loro autisti si riconoscono per avere il casco cucito in testa in qualsiasi momento del giorno e forse anche della notte. Tra la guancia sinistra o destra e il casco, molti hanno anche incastrato il cellulare. Il cellulare è l’unico oggetto che si può in frapporre tra loro e il casco, dato che tutto il resto del mondo ne deve restare fuori. I cascati vanno cascati in Banca, alle Poste, dal panettiere, insomma ovunque presumano di permanere per un periodo inferiore o uguale all’ora.
Ma perché fanno ciò?
Sinceramente, non ne ho idea.
Pensavo inizialmente fosse pigrizia, ma ritengo sia più faticoso sopportare il peso del casco in testa che toglierselo.
Consideriamo che non lo si può lasciare sotto la sella, perché a Genova te lo rubano.
In realtà è anche facile che ti rubino proprio tutto il motorino: in tal caso, forse, il casco te lo togli anche. Oppure lo tieni addosso in segno di lutto e legame atavico con il tuo ex mezzo, anzi con il mezzo ex tuo.
Ma ora vediamo l’altro lato della medaglia.
Il lato dell’ignaro pedone.
Se l’ignaro pedone si trova in via XX Settembre e decide di attraversare ad un semaforo lampeggiante e già quasi rosso, quando finalmente questo scatterà e lui si troverà immancabilmente in mezzo alle strisce pedonali, sentirà un rombo di tuono alla sua sinistra o destra, si girerà, e vedrà scagliarsi contro di lui una mandria inferocita di motorini, una massa compatta che avanzerà come una falange oplita verso di lui, e che, come una falange oplita, lo annienterà se non si sbrigherà a guadagnare l’altro lato della strada prima di essere raggiunto.
A me è successo.
Vi garantisco che è uno spavento impari.
E’ un po’ come riceversi una frana in valanga mentre si sta facendo un traversone di sci alpinismo.
In entrambi i casi si rischia di non poterlo raccontare.
Rischia di non poter raccontare nulla nemmeno il pedone che attraversa senza semaforo le strisce davanti ad un’automobile ferma apposta per lui, per farsi falciare dal motorino che la sta superando a velocità supercinquantinica.
Il terzo lato della medaglia, che a questo punto diventa un solido con tre facce, ammesso che un solido con tre facce possa esistere, è il punto di vista dell’automobilista.
L’automobilista si ritrova a guidare immerso in una Panthalassa di mezzi a due ruote, che lo circonda da tutti i lati, e lo inonda rendendone difficile l’avanzata. Ogni tanto, se si guida a Genova, si sente un PACC sulla carrozzeria. E’ un motorino che si è schiantato. Bisogna abituarcisi e non farci più molto caso. E’ un po’ un peccato per la carrozzeria, che dopo un po’ di tempo diventa troppo bozzoluta.
La cosa buona è che, se si fa un giro allo stadio di Marassi, soprattutto a vedere una partita che contempli la presenza di serbi, si può parcheggiare tranquillamente, bozzo più bozzo meno…
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Scritto in Columns Umoristiche e Monologhi Comici da Amauroto
24 novembre 2010 → 08:00:31
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