Influenze e Influenzati

Scritto in Columns Umoristiche e Monologhi Comici da
19 ottobre 201010:30:45

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Influenze e Influenzati

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
La morte è già venuta, e ha gli occhi tuoi, miei, suoi, di quasi tutti, perché quasi tutti, in questo periodo, li abbiamo gonfi e strabuzzati dagli starnuti e dalla tosse.
C’è un bel dire: “Non fatevi influenzare”. Vorremmo non farci influenzare, ma ci influenzano eccome.

E anche Vivincì Tachifludec e compagnia bella hanno poco da dirci tramite pubblicità falsa e tendenziosa che prendendoli non ci precluderemo una partita a tennis, il cinema, eccetera eccetera.
Primo, provateci voi, a giocare a tennis con l’influenza.
Anche dopo aver preso Vivincì.
Io ci ho provato.
Ecco, provateci se siete come San Tommaso, se no vi consiglio io di non provarci.

Secondo, al cinema in effetti potrete andare, così contaminerete tutti i vostri vicini e quelli che raggiungerete con i vostri starnuti ai 200 km/h.
No, non siete Superman, siete persone normali. Tutti gli starnuti vanno più o meno ai 200 km/h, con punte di 250.

E così, magari con l’idea che Vivincì sia la panacea di tutti i mali, al cinema ci andrete, soffrirete come dei pazzi, ma qualche sadico si rallegrerà di aver contagiato tutti i vicini.
I più sadici leccheranno tutti i braccioli dei sedili dopo la fuoriuscita dei clienti, in modo da poter contagiare tutti.
Gli umanitari, invece, staranno attentissimi a fermare con fazzolettini vari i lapilli che si catapulteranno ai 200 km/h dai loro nasi, ma tutto sarà inutile.
I precisini cercheranno di tenere separate le due narici, soprattutto nel caso in cui abbiano contratto il raffreddore da una narice sola. Si soffieranno con un fazzoletto una narice e con un altro fazzoletto un’altra narice. Facile come separare due gemelli siamesi, o la pizza dal pomodoro, o Stanlio e Ollio, o Olly e Benji, o le gemelle Kessler. E chi più ne ha più ne metta.

Poi ci sono i ginnici per forza. I ginnici per forza, quando prendono l’influenza si sentono persi. Senza il suolo sotto le scarpe da ginnastica. Quelli che praticano attività aerobica hanno il fiato corto, soffocano, non riescono proprio a allenarsi. Ancora ancora, se dotati di sufficiente ricchezza e se la motivazione del loro sport è la forma fisica, possono affidarsi a elettrostimolatori e pedane vibranti, tanto per placare il loro ego disperato, ma se sono puri fanatici dello sport in sé e per sé, è la fine. Sarebbe meglio un gesso, ché almeno uno, anche con il gesso, può fare ginnastica, magari rigando tutto il parquet della casa durante gli addominali effettuati a gamba ingessata (esempio del tutto avulso da esperienze realmente vissute in prima persona).

Ma i migliori influenzati sono gli ipocondriaci per sé. Io preferirei gente dolce per sé, ma sono capitata più spesso a contatto con gente ipocondriaca per sé.
Questa categoria, spesso convivente con te, è caratterizzata dall’avere una paura folle di te quando tu sei malato: ti irrora di spray igienizzante, cambia la tovaglia dopo ogni tuo pasto, si lava le mani ottocento volte al giorno cantando “Tanti auguri a te tanti auguri a te” durante tutto l’insaponamento.

In pratica, chiede mutua anche lei per potersi lavare sufficientemente le mani, ché la serie di operazioni sommate tra loro richiedono ben più di otto ore al giorno. Oppure emigra in un’altra casa o in albergo durante la tua malattia. Quando è malata lei, nel caso in cui conviva con te, ti parcheggia il fazzoletto nel piatto in cui stai mangiando, si smoccola con il tuo tovagliolo, usa il tuo asciugamano in bagno come fazzoletto, ché quelli di normali dimensioni sono piccoli per il suo raffreddore sovrumano.

Il corridoio fiorisce dei suoi fazzolettini di carta usati. L’ideale per la miglior convivenza è che le n persone sotto lo stesso tetto siano tutte ipocondriache per sé. In questi casi, sarebbe indispensabile dotarsi di telecamere nascoste al fine di creare un lungometraggio candidabile al festival di Venezia.

E le famigliole? Sono come i funghi, vengono su a crocchio, e con loro viene su anche l’influenza in tutte le sue varianti. Più figli ci sono, più si la rotazione influenzale è rapida.

Quando l’ultimo familiare smaltisce l’influenza number one, uno degli altri ne avrà già contratto un altro ceppo, che attecchirà fantasticamente sui corpi debilitati dei familiari appena guariti. Un ping pong influenzale e raffreddorale, che si protrarrà per l’intera stagione autunno-inverno, considerati gli n-mila ceppi che esistono, soprattutto di raffreddore.

Ah, un’ultima considerazione: mi raccomando, non fatevi influenzare da questo post.

Amauroto

Amauroto

Scrittrice autodidatta senz’arte né parte, dopo aver scribacchiato per un po’ di anni sul suo blog personale, non soddisfatta del folgorante successo del suddetto, Amauroto decide di allargare i propri orizzonti ad altri siti. In questo modo rischierete di incappare in qualcosa scritto da lei ancora più sovente di quanto la sventura abbia fatto finora…

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