Quando un vecchio fan di Star Trek si ritrova a giudicare il nuovo Star Trek di J. J. Abrams, immediatamente si mette in moto un meccanismo perverso, perché questo film è oggettivamente una figata, una meraviglia per i sensi, ma il problema è che Star Trek, per un purista, non deve essere una “figata”, no: per un fan classico, Star Trek deve essere interessante, affascinante, coinvolgente, toccante, profondo, riflessivo, e giusto un po’ simpatico, mentre nel nuovo Star Trek ci sono botte tipo wrestling, esplosioni in quantità, frasi ad effetto, grasse risate, gente molto cool, e tutti corrono da tutte le parti, e si pestano come gladiatori, e non si trova pace un attimo, e addirittura i vulcaniani si spupazzano le gnocche della situazione, e, come se tutto questo non bastasse, si sa anche che J. J. Abrams ha cambiato la trama originale, garantendo però che questi cambiamenti sono regolari, che tutti i conti tornano comunque e che c’è da stare tranquilli.

Il fan classico di Star Trek, però, non crede al buon J. J., nemmeno un po’, e quindi pianta un lagno infinito, spulciando ogni difetto anche minimo e rendendosi ridicolo agli occhi dei nuovi fan entusiasti, il tutto per non ammettere che questo film è veramente bello e che il vecchio stile di Star Trek, diciamocelo, aveva un po’ rotto le balle.
A questo punto, il lettore si starà chiedendo a quale schiera di fan io appartenga: i vecchi o i moderni?
Vedremo.
In un punto imprecisato della galassia, un’astronave gigante, piena di spunzoni, di colore nero e guidata da un certo capitano Nero, esce da un buco nero. L’equipaggio è formato da gente pelata con le orecchie a punta, piuttosto brutti, antipatici e pieni di tatuaggi. Tutto ciò, insieme ad una certa prevalenza del colore nero, fa pensare che forse sono i cattivi, e il fan classico qui non ha dubbi: sono romulani, anche perché come cattivi i klingon non sono più credibili da un pezzo, quindi o ti inventi un cattivo nuovo, o ci metti i romulani.
Una piccola astronave sfigata si ritrova davanti a quella dei cattivi, giusto in tempo per beccarsi qualche siluro romulano; il capitano sfigato va immediatamente a trattare e a farsi ammazzare dal capitano Nero, lasciando il comando al primo ufficiale, che è nientepopodimenoche il papà del capitano Kirk, il quale mette in salvo baracche e burattini, per poi schiantarsi eroicamente contro i cattivi, mentre sua moglie partorisce il nostro eroe.
Nonostante in soli dieci minuti il cambiamento con la storia originale sia già immenso, un caldo brivido nerd mi scorre lungo la schiena.

Cambia scena, si vede Kirk da bambino, che è matto da legare e passa il tempo imitando James Dean con una macchina d’epoca che nel futuro dovrebbe valere più di un pianeta d’oro. Subito dopo, si vede Spock da bambino, alla scuola elementare di Vulcano, che è logico, razionale e più matto di Kirk, soprattutto se provocato dai bulletti vulcaniani (il bullismo sembra essere la piaga dell’universo). Il fan classico che è in me scalpita e protesta, ma questo è ancora niente: poco dopo, Spock adulto manda a cagare il gran consiglio vulcaniano con classe, sobrietà e una musichetta cool in sottofondo, mentre Kirk conosce il tenente Uhura in un locale fighissimo e ci prova subito, per poi prendere una serie improponibile di cazzotti dai cadetti della Federazione (eppure nel futuro dovrebbero essere tutti civili e non-violenti), per poi farsi salvare dal capitano Pike, che solo i puristi se lo ricordano, il quale convince Kirk ad arruolarsi nella Flotta Stellare.
Già, perché in questo Star Trek il capitano Kirk cazzeggia e non vuole fare il capitano.
A risollevare il morale del fan classico che è in me fortunatamente arriva il dottor McCoy, che come da copione vuole fare il dottore, il simpaticone di bordo e il punzecchiatore di capitani.
La pazienza del fan classico viene messa ulteriormente a dura prova, mentre il fan moderno salta di gioia: Spock è fidanzato con la gnocca Uhura (ed è pure un po’ sottomesso); Sulu ha una katana pieghevole e tascabile, ed è una specie di ninja; la mamma di Spock muore mentre il pianeta Vulcano viene risucchiato in un buco nero; come se non bastasse, a bordo dell’Enterprise ci infilano pure Checov, anche se ha ancora i brufoli e non ha il diritto di voto; infine, Spock litiga con Kirk, e con tutta la sua logica e la sua non-violenza, invece che arrestarlo e metterlo in cella, lo fa espellere dall’astronave, abbandonandolo su un pianeta deserto e non esattamente ospitale.

Su quel pianeta, però, Kirk incontra qualcuno che è tornato indietro nel tempo insieme ai romulani, e colpo di scena: è il vecchio Spock, interpretato da Leonard Nimoy in persona, che non si vede in un film di Star Trek dal 1991. Il fan classico che è in me ha un orgasmo; il fan moderno che è in me guarda il fan classico e gli ricorda che è un povero sfigato.
Il vecchio Spock racconta al giovane Kirk la sua storia. Nel suo futuro, il pianeta Romulus stava per essere spazzato via da una supernova, ma Spock, con tutta la sua conoscenza, si era offerto di aiutare i romulani.
“Andai personalmente a risolvere il problema, ma ad un tratto accadde l’inimmaginabile: la supernova distrusse Romulus.”
“Ma come “inimmaginabile”? Eri andato lì per quello!”
“Bè, tutti sapevano che la supernova stava per esplodere, ma nessuno sapeva che stava per esplodere, quindi ci ha colto di sorpresa, e ora il capitano Nero vuole la mia testa.”
“Lo credo bene, sei un idiota: le supernove non esplodono mica in cinque minuti, c’è tutto il tempo per organizzarsi. Tra te e i romulani, non si sa chi è più stupido.”
“Insomma, alla fine ho creato un buco nero per assorbire la supernova (quando ormai non serviva più a niente), poi, dato che avevo fatto benissimo i calcoli, il buco nero ha catturato me e l’astronave di Nero, portandoci indietro nel tempo.”
“Hai detto di avere 150 anni, vero? Forse è ora che vai in pensione.”
“Senti, ragazzino, il secchione vulcaniano qui sono io. Tu sei solo il figo cazzone che vince sempre, ok?”
“Certo, infatti sto vincendo anche in questa discussione.”
“Devo riconoscere che tutto ciò è logico.”
“Fregato.”
“Interessante…”

Era già improbabile che su un pianeta deserto si incontrassero Kirk e il vecchio Spock, ma le probabilità vanno a farsi friggere quando sul pianeta i due incontrano anche Scotty, l’ingegnere della sala macchine, messo lì per punizione. Nella serie classica, Scotty è un simpatico scozzese geniale; qui è un idiota con la voce di Ciuchino di Shrek.
Il vecchio Spock gli svela l’equazione per fare il teletrasporto 2.0, così Kirk e Scotty vengono spediti direttamente sull’Enterprise, dove Scotty, sconosciuto e clandestino, giustamente viene messo a capo del teletrasporto e della sala macchine, mentre Spock fa una rissa con Kirk, provocato da quest’ultimo per soffiargli il posto di capitano. I cazzotti di Spock dovrebbero abbattere i muri, ma Kirk se la cava con un paio di graffi.

Sistemate le questioni gerarchiche, Kirk e Spock vanno a fare gli eroi; Kirk prende botte da orbi anche dai romulani, ma alla fine sta benissimo, tanto che il piano fila liscio come l’olio, e in poco tempo l’Enterprise si ritrova intatta, vincente e con i nemici risucchiati dal buco nero più grande che si sia mai visto.
Il capitano Nero è finito, non può mettersi in salvo in nessun modo, perciò Kirk, da vero eroe, cerca di prestargli soccorso, anche se Spock non è d’accordo, ma tanto Nero non vuole aiuto, perché è cattivo cattivo, così gli sparano con tutto l’arsenale.
“Fuoco a volontà!”
“Capitano Kirk, se posso permettermi: c’è qualcosa di ridicolo in una nave che spara a un’altra nave che sta finendo in un buco nero. ”
“Si rilassi, Spock: abbiamo vinto.”
“Indubbiamente, capitano, ma suggerisco di andarcene subito, prima che il buco nero risucchi anche noi. Ormai me ne intendo di queste cose, sembra che ci cascherò anche nel futuro.”
“E che sarà mai, Spock. Vedrà, sul più bello farò espellere il nucleo della nave, e la sua esplosione ci salverà.”
“Quindi, o finiamo un buco nero gigante, o ci becchiamo un’esplosione mostruosa di antimateria.”
“E’ un piano geniale, lo so.”
“Vorrei fare domanda di trasferimento, capitano.”
Ovviamente, l’Enterprise esce intatta dal casino, e l’equipaggio è pronto per iniziare il viaggio per la galassia, con tutti i nostri eroi al loro posto.

Il film è finito, e il fan classico che è in me vorrebbe stuprare J. J. Abrams, mentre il fan moderno che è in me vorrebbe incatenare in un ospizio il fan classico, ma improvvisamente compare l’incipit della serie anni ‘60, rifatto in stile 2009, come conclusione del film. La voce narrante è quella del vecchio Spock. In originale, è davvero la voce di Leonard Nimoy.
Il fan moderno che è in me piange insieme al fan classico, con i lacrimoni tipo manga, in un caloroso abbraccio nerd.
La pace è tornata nella galassia.
Lunga vita e prosperità, J. J.
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Scritto in Cinema e Recensioni da Lipesquisquit
26 ottobre 2010 → 08:00:30
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