Nei precedenti film di Terminator, ambientati nel nostro presente, ci avevano parlato di un futuro apocalittico dominato da spietati robot programmati per uccidere chiamati Terminator, letali, precisi e invincibili. Finalmente, in “Terminator Salvation” ci fanno vedere questo futuro, però c’è un colpo di scena: i robot sono completamente rincoglioniti.
(per chi non conoscesse la storia: nel futuro c’è una guerra durissima contro i robot, che per vincere hanno bisogno di far fuori John Connor, che è il capo della resistenza umana, e il suo inconsapevole padre Kyle Reese, il quale deve sopravvivere per tornare indietro nel tempo, farsi una trombata e concepire appunto John Connor, che altrimenti non potrebbe esistere. Questi due sono gli obiettivi principali dei robot: se uno dei due crepa, i robot, guidati da Skynet che è una specie di internet cattivo, vincono la guerra).
Dunque, la trovata di “Terminator Salvation” è che nel 2018 viene prodotto in segreto un Terminator di sembianze umane, che ha i ricordi di un umano e non sa di essere un Terminator. Così, a occhio, lo spettatore è subito portato a pensare che il suo compito sia di infiltrarsi tra gli umani, trovare John Connor o Kyle Reese e ovviamente farne carne macinata; tuttavia, decido di non stupirmi troppo quando, dopo nemmeno venti minuti di film, il Terminator incontra proprio Kyle Reese e ci va a spasso insieme invece di ucciderlo.
E’ strano, penso, è molto strano, un Terminator che non uccide è logico come un calendario di Rosy Bindi, ma nel frattempo un robottino esploratore sbuca all’improvviso, riconosce Kyle Reese e invia la segnalazione a Skynet. Ah, bene, penso, ora non ci sono scuse, Skynet sa dove si trova Kyle Reese, tra un attimo gli pioveranno addosso cinquantasei testate nucleari e il film finirà, e se non finirà vuol dire che la trama già fa cagare. Infatti, non succede niente.
Cammina cammina, Kyle Reese viene catturato dai robot che ancora una volta non lo uccidono all’istante come dovrebbero, ma lo portano in una base piena di Terminator dove, contro ogni logica, viene trattato con tutti i riguardi e messo in una cella dove nessuno gli torce un capello.

Il Terminator umano, intanto, viene scoperto dalla Resistenza e incatenato, poi dopo un po’ viene liberato e gira che ti rigira si ritrova in mezzo ad una palude, da solo con John Connor. Anche se al momento il Terminator è in crisi d’identità, basterebbe che Skynet gli comandasse “mangialo”, “frullalo”, “facci degli hamburger”, e le macchine vincerebbero la guerra, ma ormai è evidente che in questo film i robot programmati per uccidere praticano la non violenza. Infatti, non succede niente, e anzi, il Terminator, già che c’è, salva pure la vita a John Connor. Visto che ormai sono diventati amiconi, i due si mettono d’accordo: il Terminator umano entrerà nella base dei robot, dove cercherà di facilitare l’ingresso a John Connor, il quale progetta seriamente di imbucarsi da solo in una base piena di Terminator, liberare Kyle Reese, scappare e distruggere tutto.
Mentre scoppio a ridere e decido che d’ora in poi guarderò solo commedie, il Terminator umano entra nella base e si collega col suo direttore Skynet, che con l’occasione finalmente gli spiega tutto (e io fremo di curiosità, perchè per giustificare tutta questa merda ci vuole un miracolo): prima gli aveva messo in testa i ricordi dell’umano per farne una perfetta macchina da infiltrazione (e fin qui tutto bene), poi lo aveva mandato a cercare Kyle Reese per catturarlo e fargli fare l’esca per attirare John Connor (che non ha senso, perché, se Kyle Reese muore, John Connor sparisce e il gioco è fatto), ma soprattutto – e questo è il succo del piano di Skynet – lo aveva appositamente scollegato dalla rete dei robot e lasciato con la sua coscienza umana, per questo non ammazzava nessuno.
E’ uno scherzo, mi dico, oppure Skynet si droga, ma le spiegazioni finiscono, e Skynet comincia a vantarsi del suo piano geniale grazie al quale finalmente è stato ucciso John Connor, mentre John Connor è in perfetta salute e se ne va a spasso per la base senza incontrare, che ne so, un doveroso centinaio di Terminator, un robot delle pulizie, Wall-E, una micromachine: niente.

Kyle Reese intanto si gratta nella sua cella, mentre il Terminator umano si toglie con le sue mani il sistema di controllo dalla testa (perché ce l’aveva, ma giustamente Skynet si era guardato bene dall’attivarlo, poteva far male a qualcuno), manda a cagare Skynet e va a cercare John Connor e Kyle Reese.
Nonostante la totale incoerenza di fondo, Skynet ha ancora la vittoria in tasca (si, ormai faccio il tifo per i robot), perchè, ora che John Connor e Kyle Reese sono nello stesso posto E SKYNET LO SA, tutte le testate nucleari del pianeta dovrebbero puntare lì e fare un fungo atomico che arrivi fino alla Luna, o perlomeno dovrebbe arrivare tutto il fottutissimo esercito dei robot in pompa magna.
Infatti, John Connor incontra UNO ED UN SOLO TERMINATOR, con le fattezze di Schwarzenegger; una trovata d’effetto, tanto di cappello, solo che di quelli doveva incontrarne almeno qualche migliaio. Ma attenzione: il Terminator-Schwarzy riesce a mettere le mani addosso a John Connor, e io penso che nonostante tutto ci siamo, ora lo può sbriciolare come un pacchetto di crackers, è IMPOSSIBILE che faccia la cosa sbagliata, è programmato per uccidere, infatti il Terminator prende John Connor e lo lancia via. John Connor si rialza e scappa.

Intanto anche Kyle Reese vede un Terminator avvicinarsi alla sua cella, ergo dovrebbe morire entro pochi secondi. La cella si apre, il Terminator entra, trascina fuori Kyle Reese, lo tiene fermo, ci pensa un attimo, prende un caffè, fa una telefonata, e poi Kyle Reese gli sguscia via, dopodichè arrivano John Connor e il Terminator buono, sistemano GLI UNICI DUE TERMINATOR CHE HANNO INCONTRATO IN UNA BASE DI TERMINATOR, e scappano, mentre io improvviso una Macumba contro lo sceneggiatore di questo film.
Non pretendevo molto da lui, davvero, non servivano troppe seghe mentali o effetti speciali spaventosi, sarebbe bastato pochissimo per accontentarmi, doveva solo fare in modo che i Terminator nel corso del film ammazzassero qualcuno, tutto qua. Non è una mia fissazione, è solo che sfortunatamente è quello il loro compito, ce lo aveva già spiegato Schwarzenegger in persona tanti anni fa, quando questa saga aveva ancora un senso.
JOHN CONNOR: “Ehi, ma tu lo stavi facendo secco!”
TERMINATOR: “Certo. Sono un Terminator.”
(Terminator 2: il giorno del giudizio, di James Cameron, 1991)
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Scritto in Cinema e Recensioni da Lipesquisquit
19 gennaio 2011 → 08:00:31
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