Ma chi me l’ha fatto fare di prendere il treno?
E’ il primo di agosto, 40 gradi all’ombra, una valigia che pesa come Tobo e quella voglia di mandare tutti affanculo tipica di chi parte per le vacanze dopo un anno di lavoro.
Cupra mi aspetta. Non Ibiza, o Barcellona o le Canarie o Panarea (“l’isola con più fighetteria dell’universo” come titola uno dei più brutti film, pure quello, dell’universo…) ma Cupramarittima, come da 20 anni a questa parte d’altronde…là ci sono i miei amici di sempre, la mia seconda famiglia.
Ho pagato col sangue un biglietto di 1° classe (nella speranza di stare un pelo più comodo) ed ho appena rifilato una gomitata ad un bambino dopo un’ora di coda davanti all’obliteratore. Mi voleva passare davanti e mi sono saltati i nervi… mi sento uno stronzo… ma ormai è fatta…
La nonna richiama la mia attenzione tirandomi per i pantaloni, mi giro e vedo il suo sguardo accusatorio e madido di lacrime “Lei è un stupido e un violento!!!” Mi picchia i pugni sul petto…
“Nonna, non ho fatto apposta! Mentre mi giravo lui passava da lì con il nasino…mi ha pure sporcato di sangue cazzo!!!“
E’ lo stress dannazione, tutta l’Italietta parte oggi, tutti vogliono togliersi dalle palle ‘sto maledetto viaggio infernale e godersi un po’ di riposo, tutti odiano il prossimo perché sarà quello che alle quattro di notte ascolterà i Megadeth a tutto volume nell’appartamento sopra il loro (il vacanziero medio vuole fare sempre quel cazzo che gli pare ma non sopporta che lo facciano anche gli altri), tutti sanno che dovranno divertirsi per forza e tutti sanno che al 90% non si divertiranno nemmeno un po’. Stressati? Sì, dannatamente stressati…
Sarà una battaglia.
Meglio l’autostrada? Punti di vista ma a io preferisco così, non ho voglia di diventare uno spiedino sulla Bologna – Rimini senza mai riuscire a inserire la seconda. Ho visto “Un giorno di ordinaria follia” e so come girano ‘ste cose…
“Qualche ora e tutto sarà passato” mi ripeto.
Un ragazzo che sembra uscito dritto dritto da un documentario su Woodstock (barba con fanghiglia compresa) mi ferma e mi fa: “Zscuza…mi zsto laureando in medicina e vorrei andare a trovare la mia mamma a Bari, purtroppo non ci ho i zsoldi perché li zspendo tutti pe’ zstudiare, non è che mi ci pagherezsti tu lo biglietto?“
Ora, l’unico anello di congiunzione tra la medicina e questo individuo possono essere solo gli esperimenti genetici (o cure ortodosse tipo la lobotomia), si vede lontano un miglio che è un drogato da stazione e che Bari non sa nemmeno dov’è…forse avrà sentito dire che è un biglietto costoso…
Mi sorride e mi dimostra che Alien ha una bocca più decente, io non me lo cago e proseguo.
Arrivo sul binario, appoggio il borsone/Tobo in terra e mi metto ad aspettare il treno in mezzo ad una folla da discorso del Papa. Cominciano a venirmi dubbi anche sul fatto di riuscire a trovare posto in prima classe, “la prenotazione cazzo! Dovevo fare la prenotazione!” mi dico preoccupato.
Lo speaker della stazione avvisa che il treno è in ritardo di 10 minuti (passi per i 10 minuti), poi di 20 minuti (passi per i 20 minuti), poi di 30 minuti (merda, 30 minuti sono tanti), poi 45minuti, “Vaffanculo, ferrovieri bastardi!!!” sento gridare da qualche parte non ben definita della folla.
Gli speaker sono come gli arbitri, li odiano tutti, sono quelli che ti avvertono dei ritardi, quelli che 3 secondi prima che il treno parta ti comunicano che è stato cambiato il binario e tu devi correre all’altro estremo della stazione (un consiglio, evitate, tanto non farete mai in tempo), quelli che fanno il riassunto delle fermate dei treni in arrivo e guarda caso di dimenticano sempre di dire la tua così ti preoccupi e credi di aver sbagliato treno, e quelli che qualsiasi situazione avvenga, qualsiasi ora sia, qualsiasi gravità debbano comunicare hanno sempre quella voce di merda!
Dopo un’ora il treno comincia a scorgersi in lontananza (perché il ritardo è sempre maggiore di quello che ti dice quel maledetto…) e mi accorgo dell’impercettibile contrarsi di nervi e muscoli nelle persone intorno a me, nelle nostre menti provate salire su quei vagoni ha lo stesso valore di vincere le Olimpiadi, con il piccolo problema che qui non ci saranno regole, una lotta per la vita o la morte, un istinto embrionale di guerra urbana.
Il serpente d’acciaio ci passa davanti in frenata, alcune persone si mettono a correre, altre impossibilitate dall’età e dai limiti fisici si piazzano con valigie e valigioni in mezzo alla strada per bloccare il passaggio a ipotetici rubaposti, i più stronzi vanno a passo spedito sgambettando i podisti e spintonando i vecchietti. A me si spatacchia la nonnina di prima sulla spalla sbavandomi fino al bavero, è sola e disorientata, forse il nipotino è morto calpestato da qualche parte nella bolgia di corpi; con un colpo di reni me ne libero e comincio a correre anch’io, “La prenotazione cazzo, dovevo fare la prenotazione!!!“
Il treno si ferma.
Sento che se fossi solo mi metterei a piangere.
Il treno e già pieno, scomparti stipati, tutto pieno, pieno, strapieno, stracolmo ancora prima di aprire le porte per raccoglierci.
Le porte si aprono.
Chiudo gli occhi e mi butto dentro, fa caldo che si scoppia, sto sudando, ma devo fare l’ultimo sforzo, una volta salito nessuno potrà buttarmi fuori, largo figlidiputtaanaaaaaa!!!!
Prima classe, temperatura 50° C e l’impianto d’aria condizionata completamente fottuto, siamo in undici nell’entratina della carrozza, impossibile avvicinarsi al corridoio scomparti perché lì la gente è incastrata come una costruzione di Lego, io che sono salito tra i primi mi ritrovo in mezzo senza possibilità di fuga. Ho visto un documentario sulla deportazione ebrea una volta, almeno a loro sparavano l’acqua dentro dai finestrini…
“Fatemi spazio, ho prenotato!” grida un uomo nel mucchio; non potrà mai raggiungere il suo posto…
Io ho di fronte un giovane cadetto in licenza; è vestito in divisa di tutto punto, copricapo e spadini compresi, ce l’ho talmente vicino che con un colpo di stiletto potrebbe recidermi di netto i coglioni,.
Sicuramente questo soldatino è abituato molto più di me alla sofferenza ma lo vedo chiaramente che sta schiumando… impazzirà, è un represso, dopo tutto lo stress da guardia che ha accumulato questa volta scoppierà e con un colpo di spada ci ucciderà tutti.
Il treno non parte, siamo in troppi…
Non ho mai sofferto di claustrofobia ma sento dentro di me un bisogno sempre maggiore di aria respirabile, scambio qualche battuta per sdrammatizzare, una coppia sulla trentina ha la forza di ridere, il cadetto no, è una maschera di ghiaccio e ha lo sguardo vitreo…chissà se conosce quelle mosse che uccidono all’istante…
Gli faccio un sorriso…non ricambia.
Cazzo, mi sono giocato tutto, adesso so che se dovesse scegliere chi sgozzare per primo quello sarò io.
Fuori dalla carrozza una donna in lacrime ci supplica singhiozzando di farle spazio per salire, il problema è che di posto proprio non ce n’è, nemmeno per un cane… mi fa pena, vorrei farla entrare, tanto uno in più uno in meno…e poi se si lamenta così tanto avrà sicuramente un buon motivo per partire…
Intanto sudo.
Non mi vengono più battute e dobbiamo ancora muoverci, mi aspettano quasi 4 ore di viaggio, altre fermate, altri disperati paganti che vorranno salire, un potenziale assassino seriale al mio fianco, l’aria che si fa sempre più rarefatta, una donna aggrappata alla porta che grida: “fatemi entrare vi preeegoooo, non lasciaatemii quii!!!” e un caldo disumano, merda che caldo…
Dovrebbe essere il nostro primo giorno di vacanza ma a guardarci bene in faccia lo cambieremmo volentieri con 9 ore di lavoro intensive; che cazzo ci sto a fare qui dentro? Sono in questo inferno solo perché mi sono autoimposto che oggi devo partire, e che mi devo divertire, perché solo partendo mi potrò divertire…non ha senso…non ha senso…
Siamo rassegnati nella nostra omologazione, abbiamo aspettato così tanto questo giorno che non vogliamo saperne di accettare la realtà dei fatti: è un giorno di merda… più dei precedenti.
Mi chiedo se sarei capace di rinunciare a questo delirio sapendo che in questo modo rinuncerei pure a 8 ore di ferie che mi sono sudato… Piano, anche se non le passo su questa fornace metallica sono sempre ferie cazzo!!! Potrei fare quello che mi pare nella mia città…al diavolo i soldi del biglietto…al diavolo chi non è stato in grado di organizzare questo schifo di tragitti ben sapendo quanta gente si sarebbe messa in giro oggi…
Faccio un segno alla signora che ancora aspetta fuori, aggiro Rambo, mi faccio largo tra i miei compagni di sventura e scendo lasciandole il mio posto, forse lei avrà un motivo più valido del mio per soffrire questa tortura…o forse verrà decapitata da uno spadino…cazzi suoi.
Uscito incrocio lo sguardo di un controllore, so cosa mi vorrebbe dire: “Hai fatto la cosa giusta figliolo, ti stimo e ti invidio“
“Un rompicazzo in meno!” urla ad un collega…
In pochi minuti sono fuori dalla stazione, lo prenderò domani quel treno di merda.
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Scritto in Columns Umoristiche e Monologhi Comici da Andrea Saletti
2 dicembre 2006 → 17:55:08
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